Ad uno spirito armato di pugnale ed avvicinandosi a piedi scalzi ed adagio al dormente, futuro eroe di Bezzecca, non sarebbe forse stato difficile di troncargli la vita, e tale metodo sarebbe stato forse più gradito ai preti di quello adoperato per spaventare l’intemerato milite di tutte le battaglie italiane. Pare però, che i colpi arditi non fossero usati dagli spiriti del castello di Tora.

Il colonnello Chiassi, l’udito del quale era tanto fino quanto quello degli spiriti, udì in quell’ora un gran diavoleto di ululati, di rumori di catene—come quando i marinai a bordo delle navi si dispongono a dare fondo alle àncore—e tanti altri schiamazzi da assordare anche un campanaro.

Egli in silenzio, aspettò alcuna apparizione—giacchè lo schiamazzío si stava avvicinando.—E realmente, dopo poco, comparì un fantasma spaventevole, d’un’altezza spropositata, gettando fuoco dagli occhi, dalla bocca e dalle narici, ed accompagnato da una folla d’altri spiriti, non così alti, ma anch’essi gettando fuoco da tutti gli orifizii.

Tutt’altri che il nostro Chiassi avrebbe cominciato per regalare agli spiriti la mezza dozzina di palle del suo revolwer. Egli però non tenne l’apparizione da tanto: e scalzo com’era, quindi più svelto, sguainò la durlindana, e precipitossi sul comandante degli spiriti.

Alla prima sciabolata—per di dietro, s’intende, poichè il formidabile capo non aveva aspettato di fronte il milite dell’Italia—alla prima sciabolata—dico—a gambe se la diede lo spirito, preceduto da tutta la brigata di spiriti che sembravano ancor più svelti di lui.

Chiassi non volle lasciar l’impresa a metà; e siccome la sua sciabola, cadendo sulla cervice del fantasma, lo aveva quasi spogliato—infrantumandoli—d’una massa d’oggetti da mascherata, questi trascicavano al rimorchio dello spirito capo, e ne impedivano la celere fuga. Dimodochè l’agile nostro guerriero potè aggrapparlo per il colletto, e trascinarselo dietro verso la sua stanza.

«Misericordia!» gridava lo spirito quando si sentì nelle unghie d’una mano d’acciaio—«misericordia!» e Chiassi: «furfante! vieni che voglio appiccarti al principale balcone del palazzo per divertire domani i tuoi poveri ed ingannati concittadini».

«Dio mi perdoni! per il ventre di vostra madre che è l’effigie di Maria Santissima!» E per di qui—e per di là, raccomandandosi a quanti santi vi sono sul catalogo dei cherchuti! Ma, il nostro prode, che sapeva ciò che sono i santi della bottega—da Domenico di Guzman al Loiola ed al benemerito Arbues—storceva alquanto il colletto, acciò lo spirito cominciasse ad assaggiare un tantino il gusto del capestro a cui era destinato.

Dobbiamo osservare, che Chiassi, nel perseguire i fantasmi teneva come loro la parete dei corridoi e delle stanze, lasciando a destra od a sinistra i mezzi.

Egli aveva letto—non so in che libri—che questa storia di fantasmi nei castelli finiva sempre colla vittima precipitata nei trabocchetti. E ben gli valse tale studio, poichè in un momento di distrazione, avventurandosi nel mezzo d’un corridoio, il capo degli spiriti gridò al colonnello; «In qua! per l’anima di Dio!»—«Assassino»—esclamò Chiassi, profittando però dell’avviso. E realmente il malandrino confessò esservi due trabocchetti nello spazio che avevano percorso insieme.