L’esclamazione della contessa, però, così solenne, così straziante, sembrò galvanizzare quel corpo inerte. Egli rizzossi, e dal volto di Virginia, il suo sguardo portavasi sulle spalle nude della sua Marzia: fissossi in un punto della spalla destra della fanciulla, ove, sopra la cute d’una carnagione d’alabastro, scoprivasi un neo nero nero, proprio del colore della capigliatura.
«È lei! è lei!» esclamò il vecchio, volgendo lo sguardo da Marzia a Virginia; «è lei!» Egli solo aveva interpretato giustamente il grido doloroso della donna svenuta,—e cadeva nell’abituale torpore, rialzandosi però a tratti, come se avesse voluto iniziare una confessione importante alla stessa,—ed una lacrima finalmente bagnava quella guancia inaridita da tanto tempo dagli anni e dai patimenti.
Molto stette la contessa Virginia a ritornare in sensi; vi volle tutta la perizia del chirurgo, chiamato per trarla dallo svenimento, e tutte le cure gentili di Lina e delle compagne.
«Signora,» disse il medico alla più anziana delle donne che assistevano le inferme; e con un segno additò a lei di seguirlo.—Giunti a poca distanza, egli parlò sommessamente: «Bisogna evitare a quell’infelice signora, qualunque motivo d’emozione.—Essa non è curabile; comunque, per ragioni d’umanità, convien far men penosi che sia possibile gli ultimi momenti di lei». Una lagrima, fu la risposta della generosa abitatrice di Tora. E dobbiamo confessare che, malgrado l’essere cotesta contrada anche infesta dalla mala pianta del chercume, i nostri feriti furono molto ben trattati in generale, e massime le belle ed interessanti figlie di Roma. E speriamo con ragione, che la razza italica riprenderà il suo ascendente nel mondo, quando giungerà a sradicarla—fino all’ultimo filo, s’intende—perchè, se no, si riprodurrà sempre come la gramigna.
Le prescrizioni mediche, siano esse da attuarsi in casa particolare, o negli spedali, sono, generalmente, non eseguite puntualmente: e qui non fu veramente colpa delle signore infermiere, se tali prescrizioni vennero pure infrante. Il vecchio Elia, che da parecchi momenti era divenuto un energumeno da non poter più stare nella pelle, approfittò d’un istante in cui le donne sollevavano la testa della contessa, per darle da bere, e presentò agli occhi di lei una collana d’oro, con in fondo una croce bellissima, dello stesso metallo, tempestata di diamanti ricchissimi, che abbagliavano la vista col loro splendore. All’atto, il vecchio aggiunse i seguenti nomi: «Virginia e Silvia!»—«Silvia!» esclamò la contessa—ed i suoi occhi vitrei fissaronsi sul prezioso gioiello, come se stato fosse un talismano,—e la bella testa rovesciossi sul cuscino, qual fiore che al soffio ardente del vento del deserto, si piega sullo stelo, per non più raddrizzarsi.
Eppure l’ora finale della bella tradita non era ancora suonata. Essa si scosse in un momento dopo, come tocca da corrente elettrica, aprì gli occhi, e li rivolse su Marzia con tale avida espressione d’amore, che solo una madre può capirla ed apprezzarla!
«Mia figlia!» esclamò essa—e la spossatezza, l’emozione, non le permisero altra parola. Essa ricadde!
Che pensieri tetri! che riflessioni non dovevano solcare l’anima di questa donna sventurata!—«Dunque non era morta, come dicevami quell’infame, il frutto innocente delle sue diaboliche depravazioni!» diceva con se stessa: non era dunque morta questa figlia delle mie viscere, tanto amata senza conoscerla—e tanto bella, e tanto buona, tanto graziosa,—ch’io perseguitai come se fosse stata una belva!—Oh! se nella derelitta mia esistenza l’avessi avuta per compagna!» Essa prese la mano di Muzio, che mesto stava al suo capezzale contemplandola, la portò alla bocca, e la bagnò di lagrime. Il pianto sembrò alquanto raddolcire il suo cordoglio, e con uno sforzo di cui prima non si sentiva capace, essa alzò un tantino la testa per meglio contemplare la figlia dell’amor suo.
Lascio pensare qual era l’anima della povera Marzia a tale per lei commoventissima scena, di cui essa certamente era una delle principali attrici. Essa, abbrancossi al collo della sua Lina, per quanto lo comportava la ferita, e pianse dirottamente, senza poter articolare una sola parola.
La contessa Virginia era dunque sua madre: essa non era più un’orfana;—e ben glie lo diceva il cuore, quando, non ostante la persecuzione subíta, non aveva potuto a meno di nutrir affetto per essa. Ed in tutto il decorso del disagiato viaggio, quanto erasi aumentato l’amore reciproco, da non poter più esistere divise—ed ora!... probabilmente un avello riunirà gli avanzi di due preziose creature, nate alle delizie della vita, e condannate dalla lussuria pretina ad una morte prematura, umiliata e dolorosa.