Molto stentossi per richiamare quell’avanzo di vita, che, gradualmente si spegneva, e che si procurava di prolungare, con cordiali, per alcune ore, e con un quasi continuo abbeverarlo, essendo le fauci aridissime.
Povera Marzia! qual era lo stato dell’anima tua gentile, in cotesti dolorosi frangenti! Anche tu mortalmente ferita, non erano i fisici tuoi dolori che più ti amareggiavano; ma bensì i patimenti della madre tua.—Essa, dibattevasi negli ultimi aneliti della vita, ed avvicinavasi a quello stadio d’insensibilità che preludia la morte. Il di lei delirio appannavale la vista, al punto di non distinguere la falce sospesa su l’essere suo—la condanna di morte sua; dipinta su tutte le fisionomie, dal chirurgo che l’aveva abbandonata alle curatrici gentili, sino al diventato stupido credente nella futura apparizione del Messia.—Ma tu, povera Marzia! tutto discernevi: spasimi, dolori, convulsioni! E, tutto discernendo, tutto sentendo, tu non potevi sollevare quell’amato capo, quell’adorato volto che un bacio tuo avrebbe beato!
Una lagrima bagnava il bel volto della giovine guerriera! e certo, non era timore di morte, quella lagrima. La morte, essa l’aveva affrontata, con giubilo, venti volte sui campi di battaglia! accanto alla sua Lina, ed al suo....., non ardiva nominarlo il bellicoso milite della libertà italiana, che sedeva al suo capezzale, che aveva la guancia umida com’essa, e che sembrava raccogliere tutti i sospiri di lei, e bearsene come di etere sacro! E tutte le donne piangevano a tanto strazio di patimenti delle due angeliche creature!
In quel mentre, un uomo col volto fasciato, ma a passi precipitati, lanciossi nella stanza, inginocchiossi fra i due letti delle ferite, e gridò disperatamente: «Perdono! Perdono!»
La contessa Virginia fu elettrizzata da quel grido, drizzossi sul busto con una sveltezza straordinaria, e gettando il suo sguardo sul miserabile prostrato, esclamò con voce straziante: «Marzia! Marzia! quel scellerato è tuo padre!» Essa ricadde per non più rialzarsi; e Marzia, presentendo la morte della genitrice, gettossi giù dal letto, abbrancossi alla defunta, le prodigò mille baci, e rimase su di lei svenuta!
CAPITOLO LX.
IL RACCONTO.
Cassandra!
E guidava i nipoti,
E l’amoroso apprendeva lamento
Ai giovinetti.