(Foscolo).
Lina aveva richiesto schiarimenti al vecchio Elia, sugli avvenimenti incomprensibili, che si effettuavano in presenza di loro. Ma tanta fu la precipitazione degli avvenimenti stessi, che non fu possibile al canuto di appagare il desiderio della fanciulla.
Ridotto però il Monsignore nella sua stanza, trasportata Marzia nel proprio letto, e rifasciata la ferita, minacciante emorragia, e portato fuori il cadavere della Contessa, Elia potè soddisfare la giusta curiosità di Lina, non allontanandosi però dal letto della sua cara Marzia, rinvenuta dallo svenimento, ma spossatissima.
«Io passavo tranquillamente l’esistenza colla mia Rebecca, nel ghetto di Roma, con una piccola bottega da merciaio. Non ero ricco, ma potevo, col mio commercio ed una vita sobria, essere indipendente da chicchessia.
«Il mio matrimonio colla donna eletta dal mio cuore era stato beato dalla nascita d’una fanciulla, e benchè ambi fossimo robusti, e robusta la bambina, noi avemmo la disgrazia di perderla all’età di sei mesi.
«In quel tempo frequentava la casa mia una donna romana, per nome Silvia, d’un’onestà che io ebbi occasione di sperimentare molte volte. Moglie d’un artista, essa pure passava vita agiata, senza essere molto ricca. Voi sapete, come noi ebrei, paria dei cristiani,—più di noi numerosi—apprezziamo sempre un protettore nella classe più forte. E Silvia, oltre d’essere pratica costante della mia bottega, era veramente la protettrice nostra. Alla morte della mia bambina (e qui una lagrima solcò la guancia rugata ed arida del vecchio figlio d’Israele), Silvia mi disse: «Una signora, amica mia, ebbe in questi giorni una fanciulla, e per mancanza di latte, desidera avere una balia. Vorrebbe la Rebecca incaricarsene, non per bisogno certamente, ma per essere l’amica mia, una preziosa persona, e la bambina di meravigliosa beltà?»
«Rebecca, aveva cuore eccellente, ed addoloratissima della perdita fatta, accettò la proposta.
«Il giorno seguente, una ricca carrozza fermossi davanti alla mia porta, ed una signora velata ne discese, poi Silvia, con una creatura di pochi giorni, splendidamente adorna. Al collo vi aveva questa collana, ch’io le rimetto oggi (e la consegnava nella destra di Marzia). Di più: la signora scoprì la spalla destra alla bambina, e mi mostrò il neo che cagionò oggi la commovente sorpresa alla madre—sorpresa che svelò all’anima mia istupidita dalle torture tutta una storia ben interessante e molto terribile.
«Pria di congedarsi, la signora prodigò tanti baci, piangendo, alla bambina, e fu in quel momento, che, scostato il velo, io vidi il più bel sembiante di donna, ch’io avessi mai veduto: splendido volto i di cui lineamenti mi rimasero impressi sempre, tanto più che mi erano ricordati da Marzia, crescendo essa con una somiglianza sorprendente della madre.
«Io vi ho tenuto luogo di padre, Marzia mia! e, certo, come figlia vi ho sempre amata, e sempre vi amò teneramente quella mia cara compagna, che le atrocità dei preti precipitarono nella tomba immaturamente».