Là altri servi di Dio, facili a distinguersi dalle chieriche, che colla vanga, colla zappa o coll’aratro, lavoravano la terra ch’era una delizia.
Le strade ferrate solcavano la vasta e ricca campagna in tutte le direzioni, e mi sembrò di distinguere sulle locomotive, facendo le funzioni di macchinisti, fochisti, ecc., una quantità di finanzieri d’ogni classe, di pubblica sicurezza, di impiegati al lotto e tanta altra gente inutile alla società ed ora resa utilissima.
Ora, dicevo tra me, capisco la meravigliosa trasformazione della campagna romana mettendo all’opera tutta cotesta schiera di fannulloni.—E che sarà quando i quattro o cinquecentomila giovani che formano oggi ciò che si chiama esercito regolare, saranno resi alle officine ed alla campagna di cui sono i più robusti coltivatori?
Lì consiste il principal morbo dell’Europa—lì la causa vera delle perenni sue guerre; e la pace potrà esser duratura soltanto quando gli eserciti permanenti saranno sostituiti dalla nazione armata mettendo, s’intende, i preti a bonificare le paludi Pontine.
«Non più imposti governi nè guarentigie all’impostura, ma governo scelto da noi e culto del Vero» si udiva cantare da molti operai e contadini (non dai preti e dagli altri fannulloni cresciuti all’ombra d’uno stipendio vergognoso ed ora obbligati a piegar la schiena al lavoro).
«Vengano avanti al giudice supremo tutti cotesti uomini a nuove grandi fortune senza fatica, e lo ragguaglino sul modo da loro usato per accumularle».
Ed allora si scorgevano nella folla dei subalterni predoni gli uomini delle regìe, i ministri che, oltre al loro stipendio, avevano accumulato dei milioni appropriandosi un tanto per cento sui prestiti con cui avevano rovinata la nazione; scorgevansi, dico, cotesti messeri che si facevano piccini piccini e nascondevano l’antipatico ceffo dietro alcuni inferiori della stessa risma ch’erano stati complici dei loro misfatti.
«Noi (son sempre i manuali che cantano) lo possiam provare l’acquisto di questi cenci; possiam provare la fame patita dalle nostre povere famiglie che, malgrado l’abbondanza presente, conservano ancora sulle loro fronti sparute i solchi dei patimenti, e gli stenti, e le desolazioni da noi sofferte.
«Noi le possiam provare le nostre miserie su cui si satollarono tutti cotesti epuloni, lenoni e mascalzoni venduti corpo ed anima ai potenti».
Inaspriti e stimolati dal melanconico canto, tutti quei poveri braccianti avanzavano in massa colle loro falci, zappe e vanghe in aria per dar addosso ai preti e compagni..... Ma una voce potente come quella del tuono, uscita dal Foro, ristabiliva la calma in un momento.