Da vari giorni minacciava il Libeccio — e grossissimo n'era il mare — quindi si scagliò il vento con tanta furia da farci apogiare in Vado essendo pericoloso di entrare nel porto di Genova con tale uragano.

Il felucio da principio gallegiava mirabilmente, e sostenevasi, da far dire ai nostri marinari più proveti: esser preferibile trovarsi a bordo di quello.

Ma dolorosissimo spettacolo, dovea presentarci ben presto, quella sventurata gente!... Un orrendo maroso rovesciò il loro legno — e non vidimo più che alcuni individui sul suo fianco superiore — stenderci le braccia, e sparire travolti nel frangente d'un secondo più terribile ancora.

Avea luogo, la catastrofe, verso il nostro giardino di destra[5] quindi impossibile ajutare i miseri naufraghi.

I barchi che dietro di noi venivano, furono pure nell'impossibilità di soccorrerli — essendo troppa la violenza della bufera, e l'agitazione del mare — E miseramente perivano nove individui della stessa famiglia (ciocchè si seppe poi). Alcune lacrime sgorgarono dagli occhi dei più sensibili, al miserando spettacolo — esauste presto dall'idea del proprio pericolo.

Da Vado in Genova, quindi in Nizza; ove principiai una serie di viaggi in Levante ed altrove, con bastimenti della casa Gioan.

Viaggiai a Gibilterra — ed alle Canarie, col Coromandel nave del Sig.r Giacomo Galleano — comandata da suo nipote Capitan Giuseppe dello stesso nome di cui conservo grata memoria.

Tornai poi ai viaggi di levante — Ed in uno di quelli col brigantino Cortese, Capitano Carlo Semeria, rimasi ammalato a Costantinopoli — Il bastimento partì, e prolungandosi la malattia più del creduto — io mi trovai alle strette.

In qualunque circostanza di strettezze, o di pericolo, mai mi sono sgomentato.

Io ho avuto molta fortuna nell'incontro d'individui benevoli da interessarsi alla mia sorte — Tra codesti, mai dimenticherò la signora Luigia Sauvaige di Nizza, una di quelle donne che mi hanno fatto dire tante volte: esser la donna, la più perfetta delle creature — chechè ne presumano gli uomini.