Il popolo di Napoli, faceva pure di magnanimi sforzi, contro il suo carnefice — ma era meno felice —
La Sicilia che si presentava quale baluardo, e sostegno della libertà Italiana — dopo eroïci sforzi fluttuava nella scelta d'istituzioni politiche, per difetto d'un uomo che ne dirigesse i destini —
Infine l'Italia tutta, piena d'entusiasmo, e d'elementi d'azione — capaci non solo di resistere, ma d'assalire il nemico sul suo terreno — era ridotta alla prostrazione ed all'inerzia, per l'imbecillità e la perfidia de' reggitori: — re, dottori, e preti —
Giungeva, mentre io mi trovavo in Genova, Paolo Fabrizi, e m'invitava per parte del governo di Sicilia a passare in quell'isola — Io acconsentiva contento — e con 72 de' vecchi e nuovi compagni, la maggior parte buoni ufficiali — c'imbarcammo a bordo d'un vapore Francese a quella via —
Toccammo Livorno — io contavo non sbarcare; ma saputo il nostro arrivo da quel popolo generoso ed esaltato — fu forza cambiare di proposito —
Sbarcammo: io piegai forse indebitamente alle sollecitudini di quella popolazione, — che frenetica pensò: noi allontanarsi forse troppo dal campo d'azione principale — Mi si promise, che dalla Toscana si formerebbe una forte collonna, e che accresciuta di volontari sul transito, si poteva, per terra, marciare sullo stato Napoletano, e coadjuvare così, più eficacemente alla causa Italiana, ed alla Sicilia —
Mi conformai a tali proposte — ma mi avvidi ben presto dello sbaglio — Si telegrafò a Firenze, e le risposte, circa ai progetti menzionati, erano evasive.
Non si contrariava apertamente il voto emesso dal popolo Livornese, perchè se ne avea timore — ma da chi capiva qualche cosa, si poteva dedurne il dispiacimento del governo — Comunque fosse era la fermata decisa, e partito il vapore —
Il nostro soggiorno in Livorno fu breve; si ricevettero alcuni fucili — ottenuti più dalla buona volontà di Petracchi, capo popolano e dagli altri amici, che da quella del Governo — L'aumento del numerico della nostra forza era insignificante — Si disse di marciare a Firenze, ove si farebbe di più; ma peggio —
In Firenze, accoglienza magnifica del popolo — ma indifferenza, e fame per parte del governo — e fui obligato d'impegnare alcuni amici per alimentare la gente —