Le mie osservazioni: che la gente mancava di capotti indispensabili per ripassare gli Apennini coperti di neve — non valsero, e fu forza tornare indietro, ripassare il Colfierito, e recarsi verso Fermo.
Io mi capacitai, naturalmente dell'intenzione del governo — ed il motivo del nostro invio al punto suddetto, altro non era, che allontanarci dalla capitale, ove si temeva il contatto, di gente, tenuta per essenzialmente rivoluzionaria, colla popolazione Romana allora disposta di far valere i suoi diritti — Mi corroborava in tale opinione l'ingiunzione del ministro della guerra: di non oltrepassare nella legione, il numero di 500 —
In Roma dominava sempre lo stesso spirito, che avea retto Milano, e che reggeva Firenze — l'Italia non avea bisogno di militi, ma di oratori e patteggiatori — dei quali si poteva dire, ciocchè Alfieri diceva degli aristocrati: «Or superbi, or umili, infami sempre» — e di cotesti oratori massime — il nostro povero paese, non ne difetta in nessun tempo — Ed il despotismo avea cesso, per un momento, le redini della cosa publica, ai ciarloni per uccellare, ed addormentare il popolo colla quasi certezza che cotesti papagalli faciliterebbe la via alla tremenda reazione — che si preparava in tutta la penisola —
Rivalicavasi dunque l'Apennino per la terza volta, sprovvisti i miei poveri compagni d'un capotto nel forte dell'inverno — in dicembre — 1848 — e tra i mali che infierirono contro di noi — e che ci tormentavano nel nostro povero paese — non i minori furono le calunnie della parte prete — di cui il veleno nascosto come quello del rettile, come quello mortale — s'era propagato tra le popolazioni ignoranti — e ci avea dipinti coi colori i più orribili — Secondo i negromanti, noi erimo gente capaci d'ogni specie di violenze, sulle proprietà, sulle famiglie — scapestrati senza ombra di disciplina — e perciò temuto il nostro avvicinamento, come quello dei lupi — o degli assassini —
L'impressione però era sempre cambiata alla vista della bella gioventù educata che mi accompagnava — quasi tutto elemento cittadino e culto — poichè ben si conosce: che tra i corpo volontari ch'ebbi l'onore di comandare in Italia, l'elemento contadino è mancato sempre, per cura dei reverendi ministri della menzogna — I miei militi appartenevano quasi tutti a famiglie distinte delle diverse provincie Italiane.
È vero che non mancarono tra i miei volontari, alcuni malandrini in tutte le epoche, intrusi furtivamente, o tra noi mandati dalle polizie o dai preti — per suscitarvi dei disordini e delitti — e così screditare il corpo — ma, questi difficilmente duravano — e sfuggivano al castigo che li colpiva subito — Cotesti malfattori erano svelati dagli stessi volontari — gelosi dell'onore della legione —
Nel transito della legione dalle Romagne nell'Umbria, erasi saputo che i Maceratesi, temendo il nostro passagio per la loro città, avevano significato: che chiuderebbero le porte — ma nel ritorno — cioè nella marcia per porto di Fermo — meglio informati e pentiti della loro ingiusta risoluzione — mi fecero avvertito, che bramavano una nostra visita, per provarci l'inganno in cui furono trascinati la prima volta —
Fu rigorosissimo il tempo nel nostro passaggio sull'Apennino — e molto vi sofferse la gente — ma l'accoglienza ricevuta in Macerata, fu una festa che ci risarcì dalle pene sofferte —
I Maceratesi non solo ci accolsero come fratelli — ma ci supplicarono a rimanere nella loro città — sino a nuova disposizione del governo; e siccome il nostro destino a porto di Fermo — non avea altro oggetto, che lo allontanarci da Roma — Ora che ci trovavamo coll'Apennino tra noi e la metropoli — non fu difficile al popolo di Macerata, l'ottenere la permanenza nostra in quella città.
In Macerata si trattò di vestire la gente — e grazie alla buona volontà degli abitanti, ed alle somministrazioni del ministero — vi si pervenne quasi complettamente — In quello stesso tempo, si procedette alle elezioni dei deputati alla Costituente — ed i nostri militi furono chiamati al voto —