I deputati alla Costituente!..... E fu spettacolo imponente quello dei figli di Roma, chiamati nuovamente ai Comizi — dopo tanti secoli di servaggio e di prostrazione, sotto il giogo nefando dell'impero, e del più vergognoso ancora della teocrazia papale! Senza tumulti, senza passioni, fuori di quelle per la libertà — per la patria redenta! Senza venalità — senza prefetti o birri che violentassero la libera votazione delle genti — si eseguì la sacra funzione del plebiscito — e non vi fu l'esempio nello stato di un voto compro — di un cittadino che si prostituisse al padronaggio del potente —

I discendenti del gran popolo, mostrarono il discernimento degli avi, sulla scelta dei loro rappresentanti — ed elessero tali uomini da onorare l'umanità in qualunque parte del mondo! Uomini il coraggio dei quali non cedeva a quello del senato antico — o dei moderni dell'Elvezia, e della terra di Washington! Ma l'odio, la gelosia, la paura della moderna canaglia dei potentati e dei preti, non dormivano — e spaventati dal rinascimento della temibile, rossa dominatrice — essi si collegarono subito per recidere i ricomparsi germogli di lei — quando teneri ancora ed incapaci di seria resistenza —

Abbi speranza Italia! e nel periodo di afflizioni, ove codardamente t'han tenuto, e ti tengono tuffata — i prepotenti di fuori ed i ladri di dentro — non perderti di fiducia — non è tutta morta la bella gioventù che ti adornava sulle barricate di Brescia, Milano, Casale — al ponte del Mincio — sui baluardi di Venezia — di Bologna, d'Ancona, di Palermo — nelle strade di Napoli, di Messina, di Livorno — là sul Gianicolo, e nel Foro della vecchia capitale del mondo!

Essa è sparsa sulla superficie del globo — dall'uno all'altro emisfero — ma tutta palpitante d'un amore per te, che non ha uguale — e per la redenzione tua — che non capiscono, i freddi speculatori, e patteggiatori delle tue membra e del tuo sangue — e che non capiranno senonchè il giorno del lavacro delle sozzure con cui t'hanno contaminato!

Non perderti di fiducia! Essa incanutita oggi sotto il sole cocente delle battaglie — apparirà alla vanguardia della tua nuova generazione — cresciuta all'odio, ed alle fucilate del prete e dello straniero — ringagliardita dal ricordo di tanti oltraggi — e dalla vendetta dei tanti patimenti sofferti nel carcere e nell'esiglio —

L'Italiano non si alletta nel bel clima straniero — coi vezzi della gentile straniera — non si trapianta per sempre in altra terra, come i figli del Settentrione — Egli vegeta, passeggia, tetro meditabondo sulla terra altrui — ma giammai l'abbandona la brama di rivedere il suo paese bellissimo — e di combattere per redimerlo!

Nessuno sa la durata del periodo di degradazione in cui ti ravvolgi Italia! Ma tutti ben sanno: che non lontana è l'ora solenne del risorgimento!

1849.

CAPITOLO VII. Proclamazione della Republica, e marcia su Roma.

Soggiornammo in Macerata, sin verso la fine di Gennajo — da dove partimmo per Rieti, con ordine di guarnire quella città; la legione marciò a quella volta per il Colfiorito; ed io per la via di Ascoli, e la valle del Tronto, con tre compagni per percorrere ed osservare, la frontiera Napoletana —