Domani dal Campidoglio — nel Foro — sarà acclamata la Republica, dal popolo soffrente per tanti secoli — ma che non dimenticò: esser egli il discendente del grandissimo popolo!

Fratanto i millantatori Chauvins d'oltr'Alpe — aveano assicurato: che gl'italiani non si battono — che non meritano d'esser liberi — e marciavano guidati dai preti, ad ingannare e distruggere la Republica Romana —

L'unione Italiana spaventa l'Europa autocratica, e gesuita — massime i nostri occidentali vicini — i di cui dottrinari predicano come incontestabile, e leggitima dominazione, quella del Mediterraneo — non considerando: che tante sono le nazioni affluenti — che di loro vi hanno più diritto —

Per le sciagurate nostre discordie, toglier ci ponno dal seno delle nostre famiglie, e dilapidare le sostanze nostre — colla ipocrisia del gesuita a cui si sono legati — ma non ci torranno il diritto di scaraventar loro in faccia il fallace procedere — e di far loro confessare almeno: che han paura di vederci stringere l'antico e terribile fascio!

Oggi, essi sono, come noi, vassalli di quella parodia d'imperatore che li governa — che s'impone a tutti cotesti nostri Signorotti, e la di cui dominazione scellerata, sarà finalmente rovesciata nella polve dalla spada dell'eterna giustizia —

Da Roma ritornai a Rieti, dopo la proclamazione della Republica Romana, e verso la fine di Marzo ebbi ordine di marciare per Anagni colla legione — In Aprile si seppe: esser i Francesi in Civitavecchia; e dopo aver occupato quella città marittima — che si poteva difendere senza l'inganno degli uni — e l'imbecillità degli altri — si conobbe la loro intenzione di marciar su Roma.

Verso quel tempo era giunto nella capitale il generale Avezzana, ed assunse il Ministero della guerra — Io non conoscevo personalmente Avezzana, ma dalle informazioni avute sul suo carattere, e la sua vita militare, in Spagna, ed in America, io ne avea concepito alta stima — e la sua comparsa alla direzione di quel dipartimento, mi colmò di speranze e non m'ero ingannato — La prima prova l'ebbi, nell'invio di cinquanta fucili nuovi — non avendo, sino a quel momento, potuto ottenerne un solo — ad onta di reiterate domande —

Non tardò a giungere l'ordine di marciare su Roma — minacciata dai soldati di Bonaparte —

Inutile dire: se si marciava volentieri, alla difesa della città a grandi memorie — La legione era di circa mille duegento uomini — noi eravamo partiti da Genova in sessanta — È vero che avevamo percorso un buon tratto d'Italia — ma se si osserva: che ovunque erimo stati rigettatti dai governi — calunniati, come solo sanno calunniare i preti — miseri..... sino agli estremi bisogni — e per la maggior parte del tempo senz'armi — tutte mancanze, che disgustano certo i volontari — e ne ritardavano l'organizzazione — Con tante contrarietà si poteva quindi esser soddisfatti del numero raggiunto — Giunsimo in Roma, ed ebbimo quartiere in S. Silvestro — convento abbandonato, da monache —

2º periodo 1849.