La carica dei nostri, sulla destra ch'era la dominante — e quindi la chiave della posizione — condotta dai prodi Masina e Daverio — fu spinta con tanto impeto, che poco mancò, non entrassero i nostri mischiati ai nemici dentro Vellettri —

Più vicini alla città, io potei assicurarmi vieppiù, che le disposizioni del nemico, erano per la ritirata — Oltre alle notizie ch'io avevo raccolto — della marcia del bagaglio e grossa artiglieria — vedevo chiaramente la cavalleria nemica, ordinata in scaglioni — al di là di Vellettri, lateralmente alla via Appia — cioè su di quella per cui doveva ritirarsi.

Fratanto io inviavo rapporto d'ogni cosa al generale in capo — ma sventuratamente trovavasi il corpo d'esercito nostro, trattenuto in dietro, verso Zaccarolo — aspettando i viveri che tardavano a giungere da Roma — Io all'incontro — avevo fatto mangiar la gente, cammin facendo — avendo fatto ammazzare dei bovi — che si trovavano in abbondanza, nelle ricche tenute contigue appartenenti a cardinali[75]

Finalmente il generale in capo — e le prime teste di collonne nostre, giunsero verso le 4 p.m. — avendo noi combattutto nelle prime ore del giorno —

Molto durai a far credere alla ritirata del nemico — ma invano — Nonostante il generale Roselli — ordinò al suo arrivo un attacco di riconoscenza — e fece, dopo, prendere alla truppa, le disposizioni idonee per l'assalto nella mattina seguente — Ma il nemico trovò a proposito di non aspettare il nostro comodo — e sgombrò Vellettri nella notte — facendo scalzare i soldati — e fasciare le ruote dei cannoni — per poter ritirarsi con più silenzio —

All'alba si seppe: esser la città sgombra — e dalle alture di questa — scoprivasi il nemico ritirandosi velocemente per la via Appia verso Terracina e Napoli — Da Vellettri il corpo nostro principale si ritirò a Roma — col generale in capo — ed io ebbi ordine da questo d'invadere lo Stato Napoletano, per la via d'Anagni, Frosinone, Ceprano, e Rocca d'Arce, ove giunsi coi bersaglieri Manara che facevano la vanguardia — Il reggimento Masi, la legione Italiana, e poca cavalleria seguivano il movimento —

Il prode collonnello Manara, che faceva la vanguardia co' suoi bersaglieri, perseguì il generai Viale che comandava un corpo di nemici — e che non si fermò un sol momento, per riconoscere chi lo perseguiva. A Rocca d'Arce, ci giunsero varie deputazioni de' paesi circonvicini — che venivano a salutarci quali liberatori — ed a sollecitare l'entrata nostra nel regno, ove promettevano generale simpatia ed adesione.

Vi sono dei momenti decisivi nella vita de' popoli — come in quella degli individui — e codesta fu occasione solenne e decisiva — Vi voleva del genio —

Io opinavo, e mi preparavo a seguire per S. Germano, ove saressimo giunti con poca fatica, e nessun ostacolo — Là nel cuore degli Stati borbonici — alle spalle degli Abruzzi — le di cui forti popolazioni — erano dispostissime a pronunciarsi per noi —

La buona volontà delle popolazioni — la demoralizzazione dell'esercito nemico, battutto in due incontri — e che sapevo in disposizione di scioglimento — desiderando i soldati tornare alle loro case — l'ardore de' miei giovani militi, vittoriosi in tutte le pugne sin lì combattutte — e disposti perciò a battersi come leoni, senza contare il numero de' nemici — la Sicilia non doma ancora — incorata dalle sconfitte de' suoi oppressori — Tutto infine, presagiva molta probabilità di successo, nello spingersi audacemente avanti — Ebbene un ordine del governo Romano ci richiamava a Roma — minacciata nuovamente dai Francesi — Per palliare tale atto d'intempestiva debolezza — e tale errore — mi si lasciava l'arbitrio, tornando a Roma di costeggiare gli Abruzzi —!