La marcia seguì senza ostacoli — e si giunse a Tivoli la mattina del 3 Luglio — A Tivoli si pensò di organizzare alla meglio, tutti i frammenti di corpi, che componevano la mia piccola brigata —
Sin qui le cose non andavano tanto male — La maggior parte de' migliori miei ufficiali mi mancava — morti o feriti: Masina, Daverio, Manara, Mameli, Bixio, Peralta, Montaldi, Ramorino, e tanti altri — ma alcuni rimanevano ancora: Marrocchetti, Sacchi, Cenni, Coccelli, Isnardi — e se lo spirito della generalità: popolo e militi, non fosse stato tanto depresso — avrei potuto per molto tempo fare una bella guerra — e porger occasione alle genti Italiane, rivenute dalla sorpresa e dall'abbattimento, di scuotere il giogo di depredatori stranieri; ma così non fu sventuratamente!
Io m'accorsi ben presto che non c'era voglia di continuare nella gloriosa e magnifica impresa che la sorte porgeva davanti a noi — Mossomi da Tivoli, verso tramontana per gettarmi tra popolazioni energiche, e suscitarne il patriotismo — non solo, non mi fu possibile riunire un sol uomo — ma ogni notte — come se avessero bisogno di coprire l'atto vergognoso colle sue tenebre — disertavano coloro che mi avean seguito da Roma.
Quando con me stesso, paragonavo la costanza e l'abnegazione di quelli Americani, con cui avevo vissuto — che privi d'ogni agio della vita, contentandosi d'ogni specie d'alimento — e sovente privi dello stesso — sostenevansi per molti anni nei deserti o nei boschi — facendo una guerra d'esterminio, piutosto che di piegar il ginocchio davanti alle prepotenze d'un despota, o d'uno straniero — Paragonando dico: quei forti figli di Colombo, cogli imbelli, ed effeminati miei concittadini — mi vergognavo di appartenere a questi degeneri nipoti del grandissimo popolo — incapaci di tener un mese la campagna — senza la cittadina consuetudine di tre pasti al giorno —
A Terni si riunì a noi il prode collonnello Forbes — Inglese, amante della causa Italiana, come il primo di noi — coraggioso ed onestissimo milite — egli ci ragiunse con alcune centinaja d'uomini ben organizzati —
Da Terni, seguimmo verso tramontana ancora — traversando l'Apennino, or da una parte, e poi dall'altra — ma nessuna popolazione rispondeva all'apello —
Per motivo delle frequenti diserzioni, rimanevano molte armi abbandonate — che si caricavano su muli — ma il numero strabocchevole delle stesse — e la difficoltà di trasporto — ci obligarono di lasciarle colle monizioni alla discrezione di quelli abitanti che si credevan migliori, acciò le nascondessero — e le serbassero per il giorno in cui essi sarebbero stanchi di vergogne e di battitture —
Nella poco brillante nostra situazione — v'era nonostante di che andar superbi — Noi, avevamo lasciato le vicinanze di Roma e de' corpi Francesi, che inutilmente c'inseguirono per un pezzo — e ci trovammo poi impegnati tra corpi Austriaci, Spagnuoli, e Napoletani — quest'ultimi eran pure rimasti indietro —
Gli Austriaci ci cercavano dovunque — conoscendo senza dubbio lo stato nostro poco florido — e bramosi senza dubbio di accrescere la gloria acquistata a poco costo nel settentrione — e gelosi pure delle glorie Francesi — Che la nostra collonna, menomavasi ogni giorno, lo sapevano perfettamente dalle numerose spie — pretti — traditori indefessi di questa terra, che per sua sventura li tolera! I preti poi, padroni dei contadini e gente tutta della campagna — la più pratica, ed idonea per transitare di notte tempo — informavano minutamente i nostri nemici d'ogni cosa nostra, della situazione occupata — e d'ogni impreso movimento nostro —
Io all'incontro poco sapevo dei nemici — poichè la parte buona della popolazione era demoralizzata, impaurita, temente di compromettersi — dimodocchè, anche con oro, mi era impossibile di ottenere delle guide —