Da Londra andai a Newcastle ove caricammo carbon fossile per Genova — e giunsimo in quest'ultimo porto il 10 Maggio dello stesso anno —
Giunto a Genova ammalato di reumatismi, fui trasportato in casa del mio amico, Capitano G. Paolo Augier — ove ricevetti ospitalità gentile per 15 giorni — Da Genova passai a Nizza, ove ebbi finalmente la fortuna di stringere al seno i miei figli — dopo un esiglio di cinque anni —
Il periodo decorso, dal mio arrivo a Genova in Maggio del 54 — sino alla mia partenza da Caprera in Febbrajo 1859 — è di nessun interesse — Io lo passai: parte navigando — e parte coltivando un piccolo possesso — da me acquistato nell'isola di Caprera —
2º Periodo.
CAPITOLO XI. Ritorno alla vita politica.
In febbrajo 1859 — io fui chiamato in Torino dal conte di Cavour, col mezzo di Lafarina —
Entrava nella politica del gabinetto Sardo, allora in trattative colla Francia — e disposti a far la guerra all'Austria — di accarezzare il popolo Italiano — Manin, Pallavicino, ed altri distinti Italiani, cercavano di avvicinare la democrazia nostra alla dinastia Sabauda — per giungere, col concorso della maggior parte di forze nazionali — all'adempimento di quell'unificazione Italica — sogno di tanti secoli delle menti elette della penisola —
Credendo: io avessi conservato alcun prestigio nel popolo — il conte di Cavour onnipossente allora mi chiamò nella capitale — e mi trovò certamente docile all'idea sua, di far la guerra alla secolare nemica d'Italia — Non m'ispirava fiducia il suo alleato — è vero — ma come fare: bisognava subirlo —
Pesa sull'Italia — come un incubo — una terribile coscienza di debolezza — frutto, certo delle discordie, e dell'educazione pretina — che non manca di padroneggiare, anche oggi — ultimi giorni del 59 — un gran numero degli ammoliti figli dell'Ausonia — massime nelle classi assuefate agli agi della vita —
Bisogna arrossire, ma pur confessarlo: colla Francia per alleata, si faceva la guerra allegramente — senza di essa — nemmen per sogno! Tale era l'opinione della maggioranza di codesti degeneri figli del grandissimo popolo — E tuttociò per non sapere — o non volere — far uso degli elementi nazionali a disposizione — e d'esser sempre la causa del nostro povero paese — in mano, a malvagi — o della casta delle dottrine — assuefata ad argomentare con lunghe ciarle — ma non ad oprare gagliardamente —