Tra i morti v'era pure un figlio — il suo primo perduto — di quella donna — per cui la posterità, confonderà questo periodo di miserie — coi giorni più gloriosi di Sparta e di Roma! — Un figlio dell'incomparabile madre dei Cairoli — la matrona Pavese —

Il più giovane dei tre ch'essa aveva mandato — Ernesto — cadeva — combattendo, rotto il petto da piombo Austriaco — sul cadavere d'un tamburino nemico ch'egli aveva ucciso di bajonetta!

Mi passò per la mente tutta l'afflizione di quella madre, sì buona! si affetuosa per i suoi figli — e per chi aveva la fortuna di avvicinarla! Io m'incontrai lo stesso giorno, collo sguardo del maggior fratello... Benedetto — valoroso e modesto ufficiale!... caro, come tutta quella cara famiglia — I suoi occhi si fissaron nei miei — ma... una sola parola non usci da ambedue — solo io lessi in quel malinconico sguardo — «mia madre!....» e pensai io pure a tutta la somma di dolori che si preparavano a quella generosa!

E quanti altri di cui non conoscevo le madri — giacevano su quel campo di strage — o mutilati e morenti, col desiderio di veder ancor una volta la desolata genitrice!

Poveri giovani! O piutosto felici giovani! il di cui sangue riscattava l'Italia da lungo servaggio — e per sempre!

Le generose donne di Varese — supplivano all'assenza dei parenti! Donne Italiane!... io scrivo commosso vedete: e lo credereste: ho pianto nel narrarvi della Cairoli — sarà debolezza — prendetela come volete — eppure ne ho già veduto dei campi di battaglia e feriti, e morenti, e cadaveri — e mi sento ancora, permettetene la presunzione, non più forte come lo ero a vent'anni — ma fervido d'anima, come lo ero allora — ove si tratti di tempestare per questa sacra terra! Dio mi conceda di chiuder gli occhi pronunciando l'ultimo accento: «Essa è libera tutta!»

Sì! le donne di Varese, supplivano alle madri dei nostri feriti — e bisogna confessarlo — anche i feriti nemici, dividevano le cure di quelle sante donne —

Io sono in dubbio: se fu il 25, o il 26 Maggio — il giorno del combattimento di Varese — pare certo però: che il 27 si marciò su Como —

Io sapevo quanto vale: attaccare un nemico sconquassato da una prima batosta — per forte ch'egli sia — e non ne volevo perder l'occasione —

Marciammo dunque per Como da Varese, nella mattina del 27 Maggio, per la strada di Cavallasca — e giunsimo in cotesto paese dopo mezzogiorno — La gente avea marciato molto ed era stanca — Ma l'ora era propizia: all'avvicinar della notte si può attacare anche una forza superiore, con meno pericolo — massime in posizioni montane, come quelle che dovevan servir di teatro alle nostre imprese — ed ove la cavalleria, ed artiglieria, possedute dal nemico avevan poca eficacia.