Ci gettammo in Val Curia colla brigata — ed attraversammo Val Gana — per questa valle scesimo alla vista di Varese — e giunsi colla vanguardia sino sotto Bium superiore —

Cominciava la notte — si poteva attaccare il nemico con poco rischio — colla ritirata sicura in caso avverso, nelle forti posizioni di Val Gana —

Dalle alture che dominano Varese dal settentrione, io avevo perfettamente osservato tutte le posizioni occupate dal nemico — e dal numero che ne scorgevo mi sembrava numeroso — abbenchè non tanto quanto lo dicevano gli abitanti — Niente meno però di 12 a 15 milla — L'artiglieria la vidi — e vidi pure occupate le posizioni dominanti — com'era naturale —

Era grande la mia voglia di attaccare Urban e liberare Varese — Ma sapevo: il generale Austriaco: voler vendicare sui poveri abitanti le sue sconfitte — e sapevo pure: quanto era capace di farlo —

Contuttociò io non attaccai — e mi decisi di ricondurre la brigata a Como —

A Malnate v'era pure un corpo Austriaco — e non si poteva però seguire lo stradale — che da Varese conduce a Como — Fui obligato quindi, di seguire più alpestri vie — che grazie alle buone guide datemi dal podestà di Arcisate — noi potemmo percorrere, ad onta d'un diluvio di pioggia — che continuò senza interuzzione d'un solo minuto — per tutta la strada —

Fu questa una nuova prova di costanza, e di coraggio per i miei giovani compagni — Noi passammo a poca distanza da Malnate — ma era tanto il temporale — che non v'era pericolo di trovarvi esploratori Austriaci — La collonna s'era fatta lunghissima — ed una volta, io tentai di fermarne la testa, ma impossibile — solo marciando si poteva tener contro il temporale — ed il freddo — che colpiva i poveri militi — Fu quella, una marcia lunga e disagiata — Alcuni fiumicelli, e torrenti ingrossati ci diedero molta fatica a passarli — massime la coda della collonna ed i carri —

Giunsimo a Como, e quella buona popolazione, accolse i nostri cacciatori colla solita amorevolezza — presto, furono dimenticati i pericoli e le fatiche passate — Era ben tempo però, di giungere a Como — alquanto sconforto s'era manifestato nel paese — per la nostra lontananza — Gli Austriaci, ed i preti amici loro — maestri di menzogne — ne avevano inventato d'ogni genere — ed avevano massime: un talento singolare, per fare aparire masse, e corpi nemici in ogni punto e direzione —

Le autorità s'eran ritirate sul lago — ed alcune compagnie ch'io avevo lasciato pria di partire per Laveno — s'eran pure ritirate — I feriti — cosa inconveniente — furon pure trasportati a Menaggio —

Tutto ciò aveva sgomentato la popolazione — e se qualunque forse nemica fosse comparsa su Como, in quel poco tempo della nostra assenza — tutto sarebbe ritornato agli Austriaci —