Ci avviamo dopo verso Palazzolo — ove avevo fatto precedere il Cosenz col suo reggimento — Giunti a Palazzolo e sapendo il nemico sulla strada di Brescia — divisai di accelerare la marcia verso l'egregia città — che già era stata evacuata — ma che temeva una ricomparsa de' vicini nemici — alcuni messi della stessa eran venuti a raguagliarmi d'ogni cosa — e sollecitarmi a nome dei Bresciani —

I miei poveri cacciatori eran giunti a Palazzolo spossati da forzate marcie — ma contavo sullo slancio della prode gioventù che mi accompagnava — e non m'ingannai! Feci sondare dai comandanti di corpi: se non si sentirebbero capaci di proseguire nella stessa notte sino a Brescia: ed una sola voce si alzò tra quei valorosi campioni dell'Italia! A Brescia! A Brescia! e verso le 11 della sera, eccoli ancora avviati per quella città — colla stessa alegria e disinvoltura — dimentichi come sempre — di disagi e stanchezza.

Cacciatori delle Alpi! Miei giovani e coraggiosi compagni! Nel momento in cui scrivo di voi — unico pegno ch'io possa consacrarvi dell'affetto mio — in questo momento voi siete perseguiti, dalla pedanteria e dall'invidia — di chi fece nulla, o poco per l'Italia — mentre voi opraste quanto un patriota può per il suo paese!

In questo momento, i vostri prodi ufficiali, sono supplantati dai Tersiti dell'Illiade Italiana — che gozzovigliano lautamente — e la maggior parte dei nostri — i migliori — respinti, come se fossero nemici — vagando, elemosinando, per le stesse contrade — ove con voi debellarono i depredatori delle nostre terre — Ebbene, Cacciatori delle Alpi — poveri e generosi miei fratelli d'armi! il nostro paese non potrà rifiutarvi un plauso — per le tante gloriose fatiche sopportate — ed egli spera, che nell'ora del pericolo, benchè repulsi — maltrati dai malvagi — voi, tornerete ancora, collo stesso slancio, e la stessa ilarità — a combattere i suoi nemici —

Coloro, che tanto si mostrano interessati ad abbassarvi — e far sparire l'assisa gloriosa — che li abbarbaglia — e che poveramente vi adornava a Varese, a Como, a Seriate, non potranno negarvi un senso d'ammirazione per le vostre gesta — e sopratutto per la vostra costanza a supportare i disagi, e le fatiche delle marcie straordinarie da Varese a Como — da Palazzuolo a Brescia!

A mezza strada da Palazzuolo a Brescia — in un punto che non ricordo — si trovava il nemico — non si doveva attaccare, ma evitarlo — giacchè l'impresa ne sarebbe stata ritardata — e poca v'era — probabilità di successo nell'attacare un nemico superiore — Si prese quindi una strada a sinistra — assai buona e non molto più lunga —

I Bresciani avvisati mandarono ad incontrarci una quantità di vetture, per gli stanchi — e nella mattina seguente, si giunse a Brescia, ove si trovò quella popolazione, riunita tutta ad accoglierci — come avevan fatto a Bergamo — ma qualche cosa più d'entusiasmo — che si potrebbe chiamare Bresciano — cioè unico!

Palermo — Genova — Milano — Brescia — Messina — Bologna — Casale! Quando le città Italiane, saran tutte decise, di trattare i nemici del nostro paese — come voi avete fatto — Oh! Non più terra di padroni e di servi — sarà questa nostra — ma di libera gente e da tutti rispettatta —

Nella rocca di Brescia, come in quella di Bergamo si trovarono molti cannoni, e munizioni — Si passò in quella città alcuni giorni, per lasciar riposare la gente — quindi si marciò verso Rezzate ed il Chiese — ove si credeva: il nemico passasse in ritirata —

Egli, però, trovavasi ancora in forze a Castenedolo — e ciò indicavano le pattuglie, che numerose, si avvicinavano alla strada principale — che da Brescia mette a ponte S. Marco — da noi percorsa —