Durante il combattimento già descritto — avendo osservato, che il nemico guadagnava terreno sulla sua destra — io pensai con fondamento, ch'egli tentasse di tagliar fuori la forza nostra — che si trovava sul Chiese — Per tal motivo, io mandai ordine al collonnello Arduino, che abbandonasse il ponte già costrutto — e che si ritirasse verso i monti poco distanti di Nuvolento —
Quel collonnello dando una interpretazione troppo spinta all'ordine mio — non solamente si ritirò su Novolento — ma avendo diretto l'artiglieria per Gavardo su Brescia — prese lui stesso, colla fanteria, i sentieri della montagna, e si ritirava alla stessa direzione —
Avendo dato le disposizioni di concentramento in punti determinati ai Collonnelli Cosenz e Medici — io galopai verso Arduino — per metterlo a contatto degli altri corpi alle falde dei monti — posizioni adeguate per poter sostenersi contro forze superiori — Privo d'ajutanti perchè Cenni col cavallo morto, e gli altri con cavalli stanchi — od in missione — io avanzavo solo — chiedendo notizie a chi incontrava — ed eran pochissimi gli abitanti che non fossero fuggiti o nascosti — per salvarsi dalle angherie o depredazioni, a cui li assoggettavano i soldati — amici o nemici — Poi, le gloriose battaglie — hanno naturalmente poco interesse per gli indifferenti — E la gente della campagna — sin'ora almeno — è sempre stata indifferente alle pugne Italiane — quando non è stata nemica nostra —
Ogni notizia raccolta da me — facea lontana, la gente ch'io cercavo — dimodocchè alla bontà della mia cavalla — che avea galopato tutto il giorno — io dovetti di poterla raggiungere — Senza essa — io avrei dovuto nell'altro giorno, cercare quella frazione della brigata, nelle montagne verso Brescia — od in cotesta città stessa — con non poca mortificazione — La brigata rimase scaglionata — nella sera — da Rezzate a Nuvolera, Nuvolenta ecc. — Intanto l'esercito del re s'avanzava per la strada di Brescia — Il generale Cialdini — a cui ero vincolato d'amicizia — all'annunzio del nostro impegno dei Tre ponti — aveva fatto il possibile, per spingersi avanti — facendo lui la vanguardia dell'esercito reggio — ed alcuni de' corpi suoi leggieri — diceva: averli mandati in sostegno nostro comunque essi non giunsero — perchè spossati dalle lunghe marcie — o giunsero a pugna terminata —
Rimanemmo alcuni giorni scaglionati nelle posizioni suddette — La presenza nostra — ed il progresso del nostro esercito — tenevano le popolazioni di Gavardo, Salò ecc. — in eccellenti disposizioni — e di più: quei di Gavardo — avendo ristabilito il ponte sul Chiese — ch'era pure stato distrutto dagli Austriaci — io divisai di spingermi sino a Salò — passando su detto ponte —
Si riunì quindi tutta la brigata a Gavardo — e nella notte passammo il Chiese dirigendoci su Salò — Il maggiore Bixio ebbe ordine di occupare cotesta città sul lago di Garda — nella notte col suo battaglione — e la brigata rimase sulle alture, dominanti lo stradale che va al nord per quella notte — facendo il nostro ingresso a Salò, nella mattina del giorno seguente —
Contemporaneamente al progetto, di marciare sul lago di Garda, io avevo commissionato alcune barche dei laghi di Como ed Iseo — che arrivarono con noi a Salò —
Io avevo procurato delle barche, pensando naturalmente: che il nemico abbandonando la sponda occidentale del lago — avrebbe ritirato, o distrutto le barche — Esse però non furono ritirate nè distrutte —
Occupammo Salò per alcuni giorni — e l'episodio il più importante della nostra presenza in quella città — fu la distruzione d'un vapore nemico —
Essendo noi in Salò — un vapore Austriaco veniva ogni giorno a spiarci — e perciò entrava sino nel fondo del porto — sciando[83] e presentando sempre la prora alla bocca del porto per esser pronto alla ritirata in caso di bisogno —