Sin dal principio dell'armistizio, quindi, si capì: i Cacciatori delle Alpi, diventerebbero pianta esottica — in mezzo dell'esercito permanente — e sotto la perenne ed antipatica amministrazione del ministero Lamarmora —

Le notizie dell'Italia centrale all'incontro presentavano alcunchè di bellicoso — Si diceva: il Duca di Modena, pronto ad invadere il ducato — e gli Svizzeri del Papa — dopo l'eccidio di Perugia — esser avidi di gittarsi sulle Romagne —

2º Periodo 1859.

CAPITOLO XII. Nell'Italia Centrale.

Un desiderio naturale — manifestavasi nell'Italia del centro — allora in piena ostilità contro i suoi padroni — di avere i Cacciatori delle Alpi —

Cotesto corpo godeva meritamente la stima del paese — d'indole indipendente — com'erano gli elementi che lo componevano — si poteva pensare con probabilità di non ingannarsi — ch'esso non fosse vincolato indefinitamente agli ordini monarchici — Non abbisognava quindi, stimolarlo molto — per spingerlo contro tirannelli e preti —

Montanelli e Malenchini me ne parlarono — anzi ambedue fecero un giro nel centro, e tornarono, sollecitandomi — ed esternandomi il desiderio dei governi di Firenze, Modena, e Bologna — cioè: ch'io mi recassi nell'Italia centrale — ove mi sarebbe stato dato il comando di coteste truppe —

Quando io risposi a Montanelli, che marcerei senza indugio — chiedendo la mia demissione — egli m'abbracciò commosso — Malenchini poi giunse con una lettera di Ricasoli — che mi chiamava nell'Italia centrale per comandarne l'esercito — o parte di esso — In questa espressione io cominciai a capire che v'era qualche diffidenza — ma siccome, mai ho servito la causa dei popoli con condizioni — e massime quella del mio paese — io non feci parola — Il buon Malenchini però, mi diceva: che Farini con cui aveva parlato a Modena — e Pepoli che aveva veduto a Torino — lo assicurarono: che mi darebbero il comando di tutte le truppe colà esistenti —

Chiesi la mia demissione, e m'incamminai per la via di Genova a Firenze — Nella capitale della Toscana principiai a realizzare il mio dubbio — e capire che avevo da fare colla stessa gente, con cui mi era toccato di trattare dal mio primo arrivo in Italia — Lasciato in Montevideo il comando in capo d'un esercito che si batteva eroïcamente da sei anni — e giunto in Italia, coi miei poveri e valorosi settanta tre compagni — dopo vari mesi di girovagare da Nizza a Torino, da Torino a Milano — di là a Roverbella — e poi ancora a Torino, ero pervenuto ad ottenere il comando, d'alcuni resti di quartieri — poco prima della capitolazione di Milano — col grado di Collonnello — E tale comando lo ottenni quando le cose della guerra già andavano a rompicollo — e perchè a rompicollo andavano —

Io ero venuto dall'America per servire il mio paese — anche da semplice milite — e del resto poco m'importava — M'importava però assai: veder l'Italia decorosamente servita — e non lasciata in preda a certe masnade che non ci valgono — A Roma un Ministro Campello, tenendomi co' miei lontani della capitale — con sospetti meschini, m'imponeva di non superare il numero di cinquecento militi —