Abbenchè nato rivoluzionario — perchè non quieto, non stabile, può rimanersi chi soffre. ¿E chi non soffre vedendo la sua patria serva e depredata? Cio nonostante, io non ho mancato, quando necessario, di sottopormi a quella disciplina necessaria — indispensabile alla buona riuscita di qualunque impresa — e sino dal tempo ch'io m'ero convinto: dover l'Italia marciare con Vittorio Emanuele — per liberarsi dal dominio straniero — io ho creduto un dovere sottomettermi agli ordini suoi a qualunque costo — anche facendo tacere la coscienza mia Republicana —

Ho creduto di più: qualunque sia la capacità sua — che l'Italia doveva concederli la Dittattura, sinchè il suo territorio fosse complettamente sgombro dallo straniero — Tale fu il mio convincimento nel 1859 — oggi modificato, perchè le colpe della monarchia sono molte — perchè poteva farsi un mondo da noi soli — e si è sempre preferito inginocchiarsi or a' piedi dell'uno — ed ora dell'altro, implorando miseramente, e vergognosamente il nostro —

Ciò premesso — Nell'Italia centrale — agli ultimi mesi del 59 — cento milla giovani si sarebbero serrati intorno a me — e con loro — si volgeva certo, favorevole la diplomazia Europea — oppure coi soli trenta milla allora riuniti nei ducati, e nelle Romagne potevasi decidere in quindici giorni la sorte dell'Italia meridionale — Fare infine, ciocchè si fece coi Mille un'anno dopo —

I governanti sarebbero rimasti ai loro posti — frattanto — avrebbero amministrato le loro provincie — ed avrebbero fatto una figura secondaria — è vero — ma gloriosa — coadjuvando le nostre operazioni — Essi così non stimarono — quindi si collegarono ad abbassarmi, ed annientare l'azione mia — due di loro per meschine considerazioni — il Cipriani in ubbidienza, probabilmente, agli ordini di colui — che — potrei ingannarmi — vuole tutt'altro — che l'Unione dell'Italia (1859)

Intanto io trascinai una ben deplorabile esistenza per alcuni mesi — facendo poco o nulla — in un paese ove si poteva, e si doveva far tanto!

Organizzare della truppa — tediosissima occupazione per me — con un'antipatia nata per il mestiere di soldato! Per me, fatto milite qualche volta, perchè nato in paese schiavo — ma sempre con repugnanza — convinto: sia un delitto doversi maccellare reciprocamente per intendersi!

Obligato di limitarmi alla divisione Toscana — io m'occupai a migliorarne la condizione —

Venne Fanti — vi furono alcune panzane, verso il tempo del suo arrivo — per esempio: Farini mi assicurava, dover Fanti assumere il Ministero della guerra — ed io terrei il comando delle truppe —

Giunse Valerio, mandato dal ministero Piemontese, e mi disse: «guarda che se tu non sei contento, Fanti non vuol accettare» ed io risposi a Valerio: «non sono contento» e così stesso Fanti accettò —

Infine, l'interessante per quei signori — era di sbarazzarsi del mio individuo — senza eliminare intieramente il mio nome — di cui abbisognavano per farsene belli colle plebi — A loro sembrò di aver trovato un'espediente a tante miserie — nominandomi: secondo capo delle truppe della lega — Questa lega — poi, erano tre provincie della penisola — i di cui forti governi — per non dispiacere a certi padroni — non ardivano di chiamarsi Italia! Ecco in che modo si va costituendo — questo umile, e vergognato nostro paese!