Qui, cominciarono i bassi intrighi per disgustarmi — Fanti ricusava di accettare i miei prodi ufficiali dei Cacciatori delle Alpi — chiamati da me col consenso del governo di Modena — ed accoglieva qualunque altra classe di ufficiali — I miei poveri Cacciatori venuti in folla — sin dal principio, che mi seppero nell'Italia centrale — ad accrescere i corpi esistenti e formarne dei nuovi — erano maltrattatti — Giungevano per esempio: dalle più remote parti della Lombardia — scalzi, colla loro giacchettina di tela — stanchi, affranti dal viaggio — e per qualunque piccola mancanza di età, di costituzione fisica, di statura, ecc. erano repulsi — E credete: si domandasse loro, se avevan mangiato — e se avevan mezzi per mangiare, e tornare alle loro case? Nemmen per sogno!

Il governatore Cipriani, d'intelligenza con Fanti mi manda a Rimini per armare due legni mercantili con cannoni — e mi fa scortare da un suo fratello, portatore della cifra d'intelligenza — con cui corrispondeva col primo senza ch'io nulla sapessi —

Ero a Rimini — e qualunque ordine, parole ecc. si davano al generale Mezzacapo — che trovavasi esser mio subordinato —

Io apprezzavo tutta la difficoltà della mia posizione — e mi toccava ad inghiottir veleno — colla speranza di poter giovare a questa sventurata mia terra — Per fortuna, ero alquanto compensato dei soprusi d'una codarda consorteria — dall'affetto delle popolazioni e dei miei militi —

Un tempo — io mi lusingai di modificare l'ingrata situazione — e poter fare qualche cosa d'utile — cercando di guadagnare Fanti con amicizia — e feci ogni sforzo per acquistarla — ma si vedrà ben presto come m'ingannavo — e come si giuocò la mia buona fede —

Ancona, le Marche, l'Umbria — erano insofferenti del giogo papale — e prima del mio arrivo — erano d'intelligenza con Cipriani per sollevarsi — L'armamento dei due bastimenti a Rimini, era stato motivato da quella circostanza — ed io avevo avuto istruzioni, per coadjuvare un movimento in quei paesi —

La mia presenza a Rimini, esaltava quelle buone popolazioni — Ma francamente: massime per parte di Cipriani — si voleva aver l'apparenza di fare — e non solamente, si voleva non fare — ma inceppare l'azione e farla retrocedere — Con me, intanto, si usavano astuzie: un'idea non so se di Cipriani o di Fanti — era suggerita: di far giurare i volontari per 18 mesi. I volontari, sin dal principio degli avvenimenti, che ci avean portati al nuovo stato di cose — erano colla ferma: di sei mesi dopo la guerra — Tutta quella brava gioventù serviva volenterosa, e non avrebbe fiatatto, anche se avesse dovuto servire per 10 anni — guerra durante — I diciotto mesi però di ferma fissa, non piacevano — io lo sapevo — e l'osservai prima a Cipriani, poi al generale in capo. Le mie osservazioni non valsero — e poco mancò: non perdessimo l'intiera divisione Mezzacapo, per tale intempestiva misura —

Essendo a Bologna, io fui chiamato dall'Intendente Mayer di Forlì, e dal Collonnello Malenchini — Spaventati dalla diserzione, e dai congedi richiesti, nei corpi stanziati sulla linea della Cattolica. Io corsi, e pervenni a fermare in parte la dissoluzione di quei corpi — ma mentre faticavo in tale lavoro, Mezzacapo impiegava ogni sforzo per ottenere il contrario — cioè: far giurare per 18 mesi, con ordine forse di Fanti — e lo faceva colla compiacenza di contrariarmi — e forse anche di farmi scomparire, dagli occhi di chi non mi conosceva —

Invano, io avevo chiesto di sospendere temporariamente il giuramento —

Intanto le popolazioni delle Marche, e dell'Umbria, continuavano ad agitarsi — Il vecchio, e prode brigadiere Pichi — veterano della libertà Italiana — nativo d'Ancona, mantenevasi in costante corrispondenza colle oppresse popolazioni — Pratiche erano aperte pure col regno di Napoli — e con la Sicilia —