Tale era la mia condizione nell'Italia centrale quando giunse a Rimini il generale Sanfront inviato dal re — Egli mi trovò molto perplesso, e sdegnato contro la condotta sleale de' miei avversari, e senza il suo arrivo non so: a quel disperato partito, io mi sarei deciso —

Accompagnai il generale Sanfront a Torino, ed ebbi una conferenza con Vittorio Emanuele — la conseguenza della quale fu: ch'egli consiglierebbe al generale Fanti d'accettare la demissione offertali dai governi di Firenze e Bologna — che la presenza di Cipriani nelle Romagne, era divenuta nociva — e che io alla testa delle forze del centro, avrei operato per il bene della causa comune, come avrei trovato a proposito — non dandomi però il suo consentimento — per l'invasione del territorio pontificio —

Solite reticenze molto naturali nella sua posizione al cospetto d'un rivoluzionario: come non consentì un'anno dopo alla spedizione di Sicilia — al passaggio dello stretto di Messina — e finalmente alla marcia su Roma che finì ad Aspromonte. Io partivo da Torino — contento — e non perdevo tempo certamente nel recarmi a Modena — ove trovai Farini e Fanti, a cui spiegai francamente il risultato della mia missione —

I miei oppositori, però, non dormivano: un telegrafo del Ministero della guerra, diceva a Fanti: di non accettare la demissione — e fratanto si lavorava presso Vittorio Emanuele, per cambiare le sue disposizioni a mio riguardo —

La prima misura da prendersi nell'Italia centrale: era quella di far discendere Cipriani, dal governo di Bologna — Egli doveva scendere colle buone, o colle cattive: io lo significai a quei Signori — In caso, avessimo dovuto operare nello stato pontificio, non si poteva lasciare, dietro di noi un governatore contrario — che ad altro non tendeva — che ad inceppare l'armamento nazionale —

La misura Cipriani, fu accolta favorevolmente da tutti —

Tutti erano interessati all'allontanamento di quell'uomo — Farini e Fanti sopratutti —

Fanti prevenuto da me sulla risoluzione del re, non era uomo da resistervi — ma Napoleone, Cavour, Farini, Minghetti, ecc. — erano troppo interessati a sostenerlo —

Rattazzi — forse l'unico, fra i mestatori politici, che avrebbe dovuto apogiarmi — era debole, irresoluto — e forse anche lui alquanto Napoleonizzato —

Ecco dunque Vittorio Emanuele — contrastato (se tuttociò non era un tranello) nelle sue buone intenzioni — e piegando ancora davanti alle prepotenze Cavouriane, come l'aveva fatto al principio della guerra, quando aveva dato l'ordine d'acrescere la mia forza col reggimento dei Cacciatori degli Appennini — che mi furono mandati poi a guerra finita —