Da principio dubitando di poter riuscire all'intento propostomi — ed avversando un po', qualunque associazione, che non sia quella della nazione intiera — io ricusai di accettare — e sarebbe stato meglio: avessi perseverato in tale risoluzione — Ma sollecitato ancora, e facendomi capire: che si poteva fare gran bene, riuscendo, io accettai finalmente — e si combinò d'istituire una Società, che sotto il nome di nazione armata — accoglierebbe tutte le altre[84]. Sin lì — tutto andava perfettamente — e tutti gl'individui appartenenti alle differenti società — che si presentavano a me — aderivano all'idea della fusione, e se ne mostravano contenti —

Una riunione della Società: Libera Unione — doveva sancire l'atto conciliativo — ma all'opposto quelli stessi che con me s'eran mostrati soddisfatti dell'avvicinamento proposto — propugnarono idee affatto contrarie, e con un pretesto o coll'altro — dissero: essere la conciliazione impossibile —

Era idea mia antica — e me ne persuasi sempre più: che per metter d'accordo noi Italiani — vi voglion le stangate — e niente meno.

Fu tutta fatica perduta — e peggio poi: gli ambasciatori stranieri, forti della debolezza governativa — e come si disse: eccitatti da Cavour e da Bonaparte allora onnipotente — chiesero delle spiegazioni — e per corollario, il ministero in massa — meno Ratazzi, chiese la demissione —

Il pretesto fu la nazione armata — la mobilizzazione della guardia nazionale — e se mi è permesso tanta presunzione: il mio povero individuo, implicato in tutto ciò —

La Nazione armata — fu cotesto un fulmine per quella miserabile diplomazia che vuole l'Italia debole — Diplomazia chauvine, Bonapartesca, e che ha per continuatore il piccolo monarca della Republica Francese[85].

Ciò serva ai miei concittadini: e sappiano dunque, che per passare dallo stato di conigli, come siamo stati sin'ora a quello di leoni da spaventare i prepotenti nostri vicini, vi vuole la nazione armata — cioè due millioni di militi — ed i preti, onestamente occupati alle bonifiche delle paludi Pontine —

Il re mi fece chiamare, e mi disse: che bisognava desistere da qualunque delle idee progettatte —


P. S. Per dimenticanza io non ho forse menzionato il collonnello Peard — chiamato volgarmente: