I Mille toccarono allora la carica: i Carabinieri Genovesi in testa — e con loro un'eletta schiera di giovani, impazienti di venir alle mani —

L'intenzione della carica: era di fugare la vanguardia nemica e d'impossessarsi dei due pezzi — ciocchè fu eseguito con un impeto degno dei campioni della libertà Italiana — non però di attacar di fronte, le formidabili posizioni occupate dai borbonici — con molte forze — Però, chi fermava più, quei focosi e prodi volontari, una volta lanciati sul nemico? Invano le trombe toccarono «alto» — i nostri non le udirono — o fecero come Nelson alla battaglia di Copenhaguen[92]

I nostri fecero i sordi al tocco d'alto delle trombe — e portarono a bajonettatte la vanguardia nemica, sino a mischiarla col grosso delle sue forze —

Non v'era tempo da perdere — o perduto sarebbe stato quel pugno di prodi — Subito dunque, si toccò a carica generale — e l'intiero corpo dei Mille — accompagnato da alcuni coraggiosi Siciliani e Calabresi — mosse a passo celere alla riscossa —

Il nemico avea abandonato il piano — ma ripiegato sulle alture, ove trovavansi le sue riserve — tenne fermo — e difese le sue posizioni, con una tenacità ed un valore degni d'una causa migliore —

La parte più pericolosa dello spazio che si doveva percorrere, era nella vallata piana, che ci divideva dal nemico — Ivi piovevano projetti d'artiglieria e di moschetteria, che ci ferirono un bel po' di gente — Giunti poi al piede del monte Romano — si era quasi al coperto delle offese — ed in quel punto, i Mille — alquanto diminuiti di numero, si aggruparono alla loro vanguardia —

La situazione era suprema: bisognava vincere — e con tale risoluzione, si cominciò ad ascendere la prima banchina del monte — sotto una grandine di fucilate — Non ricordo il numero — ma certo eran varie le banchine da superare prima di giungere al vertice delle alture — ed ogni volta che si saliva da una banchina all'altra — ciocchè si doveva fare allo scoperto — era sempre sotto un fuoco tremendo. L'ordine di far pochi tiri fra i nostri — era consentaneo al genere di catenacci — con cui ci avea regalati il governo sardo — quasi tutti ci mancavano fuoco — Qui pure, fu grande il servizio reso dai prodi figli di Genova — che armati delle loro buone carabine, ed esercitati al tiro, sostenevano l'onore delle armi — E ciò serva di stimolo alla gioventù Italiana per esercitarsi — e si persuada che non basta il valore sui campi odierni di battaglia — bisogna esser destri nel maneggio delle armi — e molto —

Calatafimi! Avanzo di cento pugne — io, se all'ultimo mio respiro — io miei amici mi vedranno sorridere, per l'ultima volta, d'orgoglio — sarà ricordandoti — Poichè, io non rammento una pugna più gloriosa! I Mille, vestiti in borghese — degni rappresentanti del popolo — assaltavano con eroïco sangue freddo, di posizione in posizione, tutte formidabili, i soldati della tirannide — brillanti di pistagne, di galloni, di spalline, e li fugavano!

¿Come potrò io scordare: quel gruppo di giovani che tementi di vedermi ferito, mi attorniavano, serrandosi, e facendomi del loro prezioso corpo, un baluardo impenetrabile?

Se io scrivo commosso a tante memorie — ne ho ben donde! E non è forse dover mio rammentare all'Italia, almeno i nomi di quei suoi valorosi caduti? Montanari, Schiaffino, Sertorio, Nullo, Vigo, Tuckeri, Tadei — e tanti ch'io sono ben dolente di non ricordare?