Quella giornata, se non fu delle più brillanti, fu certo delle più micidiali — I borbonici vi combatterono — e sostennero le loro posizioni bravamente per più ore —

Comunque il destino del Borbone era segnato —

I risultati ne furono stupendi — Il nemico rinchiuso in Melazzo, fu presto obligato di ritirarsi nella cittadella — ove fu cinto di barricate, erette da noi stessi — ed ove trovandosi calcato, per mancanza di spazio a tanta gente, fu obligato di capitolare, il 23 Luglio 1860 — rendendo fortezza, artiglieria, munizioni — ed una quantità di muli per i cannoni —

Padroni di Melazzo, e di tutta l'isola — meno le fortezze di Messina, Agosta, e Siracusa — portammo subito le nostre forze sullo stretto — Il generale Medici, occupò Messina, senza resistenza — fortificammo la punta del Faro; ed i nostri vapori poterono liberamente trafficare da Palermo alle posizioni del littorale da noi occupate —

Dall'occupazione di Palermo — si erano acquistati altri piroscafi mercantili — e coll'acquisto poi del Veloce[101] vapore da guerra borbonico, che ci condusse il bravo comandante Anguissola — ci trovammo con una piccola marina, che ci servì ottimamente in tutti i nostri bisogni —

Occupammo dunque lo stretto di Messina dal Faro, a quella città —

Le collonne Bixio, ed Eber[102] ci ragiungevano per le vie di Girgenti e Caltanisetta — e si formò una quarta divisione Cosenz — Dimodocchè ci trovammo ben presto, con una forza imponente, per noi assuefatti a vederne ben poca —

3º periodo.

CAPITOLO XI. Nello stretto di Messina.

Giunti allo stretto — bisognava passarlo — Sicilia reintegrata nella grande famiglia Italiana — era certo un bellissimo acquisto ¿Ma che? Dovevamo noi, per compiacere alla diplomazia, lasciare incompletta, monca, la patria nostra? E le Calabrie, e Partenope, che ci aspettavano a braccia aperte? Ed il resto d'Italia, ancora servo dello straniero o del prete? Bisognava passarlo — a dispetto della vigilanza somma dei Borbonici — e di chi per loro!