E veramente: nel 60 fummo minacciati d'esser attaccati dall'esercito sardo — e vi volle molto amore del proprio paese — per non entrare in una guerra fraticida — Nel 62 però, l'esercito Italiano, perchè più forte, e noi più deboli assai — ci votò all'esterminio — ed alacremente corse su di noi — come su briganti — e forse più volontieri. Intimazioni, non ve ne furono di sorta — Giunsero i nostri avversari — e ci caricarono, con una disinvoltura sorprendente — Tali, certamente erano gli ordini: si trattava d'esterminio — e siccome tra figli della stessa madre — potevasi temare titubanza — cotesti ordini, furono senza dubbio, di non dar tempo nemmeno alla riflessione — Giunto a lungo tiro di fucile, il corpo Pallavicini formò le sue catene — avanzò risolutamente su di noi, e cominciò il solito «fuoco avanzando» sistema adottatto anche dai borbonici, e che ho già descritto difettoso —

Noi, non rispondemmo — Terribile fu per me quel momento! Gettatto nell'alternativa di deporre le armi come pecore — o di bruttarmi di sangue fraterno! Tale scrupolo, non ebbero certamente i soldati della monarchia — o dirò meglio: i capi che comandavano quei soldati — ¿Che contassero sul mio orrore per la guerra civile? Anche ciò è probabile — e realmente, essi marciavano su di noi con una fiducia che lo facea supporre —

Io ordinai: non si facesse fuoco — e tale ordine fu ubbidito — meno da poca gioventù bollente — alla nostra destra, agli ordini di Menotti — che vedendosi caricati un po sfacciatamente, caricarono, e respinsero —

La posizione nostra nell'alto — colle spalle alla selva — era di quelle da poter, tenere dieci contro cento — Ma che serve, non difendendosi, era certo che gli assalitori dovevano presto ragiungerci — E siccome succede quasi sempre: esser fiero chi assale, in ragion diretta della poca resistenza dell'avverso — i bersaglieri che chi marciavano sopra, spesseggiavano maledettamente i loro tiri, ed io che mi trovavo tra le due linee, per risparmiare la strage — fui regalato con due palle di carabina — l'una all'anca sinistra — e l'altra al maleolo interno del piede destro —

Anche Menotti fu ferito nello stesso tempo — Coll'ordine di non sparare — quasi tutta la gente nostra ritirossi nella foresta — rimanendo presso di me tutti i miei prodi ufficiali — fra cui i tre egregi chirurghi nostri — Ripari, Basile, ed Albanese — alla cura gentile dei quali, io devo certamente la vita —

Mi repugna, raccontar miserie! — Ma tante furono, manifestate in quella circostanza — dai miei contemporanei — da nauseare anche i frequentatori di cloache! —

Vi fu: chi si fregò le mani, al fausto per lui anunzio, delle mie ferite — che si credettero mortali — Vi fu: chi sconfessò l'amicizia mia — e vi fu: chi disse, essersi ingannato cantando qualche merito mio —

Però in onore dell'umana famiglia — devo confessare che anche i buoni, vi furono che ebbero per me cura di madre — che mi custodirono con cure veramente amorevoli — filiali! — E fra i primi, io devo rammentare il mio caro Cencio — Cattabene — tolto prematuramente all'Italia — La monarchia Sabauda — avea ottenuto la gran preda — ed ottenuta come la volea — cioè: in uno stato — che il diavolo probabilmente — se la porterebbe via —

Si usarono veramente quelle civiltà banali — comuni, che si costumano anche per i grandi delinquenti, quando si conducono al patibolo — ma, per esempio — invece di lasciarmi in un ospedale di Reggio o di Messina — fui imbarcato a bordo d'una fregata — e condotto al Varignano — facendomi così transitare tutto il Tirreno — con immenso tormento alla mia ferita del piede destro — Giacchè — se non delle più mortali — essa era certamente delle più dolorose — Ma la preda si voleva vicina, ed al sicuro — Ripeto: mi ripugna di narrar miserie — e mi fastidia di tediare chi ha la pazienza di leggermi — con ferite, ospedali, prigioni, e carezze di reggi avvoltoj —

Fui dunque condotto al Varignano — alla Spezia, Pisa e quindi a Caprera — Molti furono i patimenti — e le cure gentili degli amici miei — molte — Al decano dei chirurghi Italiani — all'illustre professore Zanetti — toccò l'onore di operar l'estrazione della palla —