Finalmente dopo tredici mesi — cicatrizzò la mia ferita del piede destro — e sino al 66 — condussi vita inerte ed inutile —

4º periodo 1866.

CAPITOLO II. Campagna del Tirolo.

Circa quattr'anni, eran passati dal giorno in cui fu fucilato in Aspromonte — Io dimentico presto le ingiurie — e così credettero gli opportunisti — Coloro, per cui, più l'utilità, che la moralità dei mezzi, serve di bussola —

Già da giorni si vociferava d'alleanza colla Prussia contro l'Austria — ed il 10 Giugno 1866 — giungeva in Caprera — il mio amico Generale Fabrizi — ad invitarmi per parte del governo, e dei nostri a prendere il comando dei volontari, che numerosi si riunivano in ogni parte d'Italia —

Lo stesso giorno si partì con un piroscafo per il continente — e si marciò subito verso Como, ove doveva aver luogo la maggiore concentrazione di volontari —

I volontari eran veramente molti — la solita bella e focosa gioventù — sempre pronta a combattere per l'Italia — senza chieder mercede — Con essa, brillavano per condurla — i coraggiosi veterani di cento pugne —

Comunque: non cannoni — i volontari ponno perderli — catenacci al solito, e non buone carabine di cui già era fornito l'esercito — Parcimonia miserabile nel vestiario ecc. — per cui molti militi andarono al nemico vestiti da borghesi — Infine le solite miserie, a cui hanno assuefatto i nostri volontari — le cariatidi della monarchia —

Gli auspici sotto i quali, s'iniziava la campagna del 66 — promettevano all'Italia un risultato brillante — e quel risultato fu meschino — vergognoso!

Il pessimo sistema, con cui si governa questo paese — ove il denaro publico, serve a corrompere quella parte della nazione — che dovrebbe essere incorruttibile — cioè gli uomini del parlamento, i militari, e gli impiegati d'ogni specie — tutta gente, sventuratamente, che con poca fatica si fa inginocchiare ai piedi del Dio Ventre —