I nostri prodi volontari, ricchi solo di patriotismo e di entusiasmo — all'ordine mio venivano avanti a marcie forzate — verso Lonato — ma armati di fucilacci, e privi de' principali oggetti di corredo — che si provvedevano marciando — era difficile, potessero arrivare presto — massime i reggimenti del mezzogiorno —
Nei giorni che seguirono lo sventurato 24 — noi occupammo Lonato e Desenzano, con posti avanzati a Rivertella — prima con uno, poi con vari reggimenti, che prendevano il loro posto di battaglia, mentre arrivavano — Essendo da suppore con probabilità: che gli Austriaci non resterebbero inerti, dopo la ritirata dell'esercito nostro —
I Reggimenti dell'Italia meridionale, nonostante, ad onta di ogni sforzo per venire avanti — non sarebbero stati a tempo per coadiuvarci — se il nemico, profitando de' suoi vantaggi — si fosse spinto su di noi — E mi pare, che verso il 26 — giorno probabile dell'apparizione del nemico — noi non avressimo potuto opporre — al dissopra di otto milla uomini — con una batteria di montagna — ed un pezzo da 24 della flottiglia — collocato sull'altura di Lonato — Da tutto ciò si deduce: che la risoluzione di tener Lonato contro l'esercito nemico vittorioso — se fosse marciato avanti — era un pò arrischiata nondimeno essa fu ben proficua — I volontari Italiani, ne ponno andare superbi — ed i giovani ponno ritrarne l'ammaestramento: che prima di ritirarsi davanti a un nemico — per forte che sia — conviene almeno vederlo, assaggiarlo — e calcolare freddamente il danno, e la vergogna che può risultare da una ritirata precipitosa —
Tenendo Lonato, Desenzano — e gli avamposti nostri a Rivoltella — e sulla destra della nostra fronte sino a Pozzolengo — noi coprimmo veramente Brescia — come ci veniva ordinato — Salò col suo arsenale, depositi e flottiglia — e potemmo con grande soddisfazione raccogliere dispersi dell'esercito e convogli dello stesso —
A me rincresce di calpestare i caduti — e non vorrei che si considerasse il mio dire, sulla direzione dell'esercito — come una rapresaglia per i molti torti ricevuti, da chi allora dirigeva — Ma bisogna pur confessare — che aspettando tutti dei risultati brillanti — da un brillante esercito, il doppio in numero del nemico — con mezzi immensi — la prima artiglieria del mondo — molto entusiasmo nella truppa — e molta bravura — e trovarsi in un momento delusi — con quel bell'esercito in confusione — ritirandosi senza essere perseguito dal nemico — dietro un fiume alla distanza di trenta miglia — e lasciando scoperta la quasi intiera Lombardia — bisogna confessare — lo ripeto: che fu un terribile colpo per tutti —
L'esercito principale, si ritirava dal Mincio all'Oglio — e si ritirava dopo d'essersi battutto — E l'esercito di destra — cioè del Po — perchè si ritirava? Con novanta milla nomini — ed un fiume come il Po davanti al naso — quell'esercito si ritirava — inseguito da chi? Il nemico avea ottanta milla uomini sul Mincio — e benchè vittorioso — dopo una battaglia con un'esercito superiore — quegli ottanta milla uomini dovevano esser almeno menomati e stanchi. ¿E perchè ritirarsi dal Po, sino all'Apennino? Io non me ne posso dar ragione —
Non conosco il generale Austriaco che comandava i nostri nemici nel 1866 — comunque — egli dev'esser un generale di genio — avendo vinto un'esercito più numeroso del doppio — e composto di militi, che certamente valevano i suoi —
Le vittorie dei Prussiani al settentrione — influirono certamente a fermarlo — Egli però con un poco più di risoluzione — poteva schiacciare i miei ottomilla uomini senza artiglieria — e venirsene a villeggiare nel cuore della Lombardia e del Piemonte — con molta probabilità di ottenere una pace a condizioni per lui favorevoli —
Tra i volontari però non vi fu confusione — non timore — non sconcerto — Tutti afflisse cotesta sciagura nazionale — ma a nessuno nacque un senso di diffidenza, sui destini del paese — e lo stesso entusiasmo con cui quella brava gioventù, avea lasciato i suoi focolari, durava — anzi cresceva per la delicata, e temeraria posizione nostra —
Guerra! combattere! chiedevan tutti — E se avessero avuto, almeno, un mese d'organizzazione — di scuola da campo — ed armati dovutamente essi avrebbero operati miracoli — Meditando pacatamente sulle cause del rovescio del nostro esercito — e lasciando da parte l'incapacità di certi comandi e la poca affezione dell'elemento contadino alla causa nazionale — coll'imparzialità della storia — si può arditamente stabilire: esser difettoso il piano di campagna adottatto sino dal principio —