Il nemico intanto dopo il nostro abbandono del Caffaro — e gonfio della vittoria di Custosa — avanzò guarnito fortemente cotesto punto, e Monte Suello — io decisi con un colpo di mano di cacciarnelo, per aprire la via del Tirolo —
Partito il 3 luglio da Salò — all'alba — io giunsi a Rocca d'Anfo verso il meriggio — e trovai il colonnello Corte, allora al comando della vanguardia, composta dei tre corpi suddetti — che aveva già preso le sue disposizioni, per sloggiare il nemico dalla nostra frontiera —
Egli aveva spedito il maggiore Mosto, verso Bagolino, con 500 uomini, per la via montana — e per le valli a ponente di Rocca d'Anfo — coll'oggetto di operare una diversione sulla destra, ed alle spalle del nemico —
Scoprendo da Rocca d'Anfo, un'avamposto Austriaco, a S. Antonio — circa ad un tiro di cannone dalla fortezza, si cercò pure di girarlo, inviando un distaccamento del 1º bersaglieri, agli ordini del Cap.o Bezzi, per la montagna —
Nessuno dei due distaccamenti diversivi, riuscì nell'impresa, per la difficoltà delle strade, e per la pioggia dirotta —
Io forse, contai troppo sullo slancio dei prodi volontari — ed avrei dovuto differire l'attacco all'altro giorno, essendo i militi stanchi e fradici dalla pioggia — colle loro armi, e munizioni in deplorevole stato —
Ma contando sull'effetto di un brusco inaspetato attacco — e sopratutto sull'entusiasmo d'uomini, che aveva veduto superare ostacoli ben maggiori — mi decisi alla pugna —
Verso le 3 p. m. essendo giunto il Capitano Bezzi, per la montagna di sinistra, al punto convenuto, fece un segnale — ed io ordinai alla collonna d'attacco — rimasta sin'allora coperta dalla fortezza — di marciare avanti a passo celere — e di assaltare il nemico —
Il colonnello Corte, marciava alla testa della collonna, coi suoi aiutanti, e disponeva — con quel sangue freddo che lo distingue — l'attacco in buon ordine — e collo slancio degno dei volontari Italiani —
Per un pezzo, tutto andava bene, ed il nemico ripiegava davanti alla bravura dei nostri — ma rinforzato dalle riserve, che coronavano le alture di Monte Suello — ed i nostri militi trovando sempre posizioni più formidabili — essi furono alla fine fermati nel loro slancio, ed un numero grande di feriti, venendo indietro per lo stradale, sostenuti dai loro compagni, alcuna confusione comunicarono nella collonna — Perdemmo uno dei nostri migliori ufficiali — in quell'affare — il Capitano Bottino — e tanti altri prodi militi — Il numero de' feriti nostri, fu certo molto maggiore di quello dei nemici — Solito apannaggio conferito ai volontari Italiani dal solito consiglio Aulico — dovendo loro combattere sempre con catenacci — contro armi superiori — E quì trattavasi di carabine Tirolesi, essendo i nostri nemici tutti di quei montanari. Fuga non vi fu veramente — il timore non invase i nostri giovani militi — ma erano affranti dalla fatica delle marcie anteriori alla pugna, e dall'assalto in posizioni così difficili — La maggiore parte — e massime il 3º reggimento — sprovvisto di giberne, non avevano un solo cartuccio asciutto — Dei fucili pessimi che non facevano fuoco, o se lo facevano, non arrivavano il nemico — che armato di superbe carabine ci fulminava.