Mazzini era certo migliore dei suoi seguaci — ed in una sua lettera a me diretta, in data dell'11 Febbraio 1870 — relativamente al fatto di Mentana, egli mi scriveva:

«Voi sapete ch'io non credevo nel successo — ed ero convinto, esser meglio concentrare tutti i mezzi, sopra un forte movimento in Roma[115], che non irrompere nella provincia — ma una volta la impresa iniziata giovai quanto potei» —

Io non dubito dell'asserzione di Mazzini — ma il danno era fatto: O egli non fu a tempo di avvisare i suoi fautori — o questi vollero continuare nel danno —

Ricciotti non trovò in Inghilterra, i mezzi che si potevano sperare — perchè tra cotesti nostri amici, s'era fatta pure circolare la voce seguente: «perchè» si diceva: «rovesciare il papato per sostituirvi un governo peggiore».

E nell'Agro Romano — i suoi — come già dissi: disseminavano lo sconforto tra i miei militi, e cagionarono l'enorme diserzione già narrata — e senza dubbio, motivo principale del rovescio di Mentana —

Dall'alto della torre del palazzo Piombino, a Monterotondo — ove passavo la maggiore parte della giornata — osservando Roma, gli esercizi dei giovani nostri militi nel piano — ed ogni movimento nella campagna — io la vedevo la processione di gente nostra, che s'incamminava verso passo di Correse — cioè: che se ne andavano alle loro case — Ed ai compagni, che me ne avvertivano, io rispondevo: «Oibò! cotesti non sono nostri che se ne vanno, saran campagnoli che vanno o vengono dal lavoro» — Ma nell'anima mia sentivo il rancore dell'atto perverso — e tentatavo di nasconderlo — o di menomarlo ai circostanti — solito contegno, nelle circostanze urgenti —

In conseguenza dello stato morale della gente — sopra descritto — e trovandosi per noi — ermeticamente chiusa la frontiera settentrionale dai corpi dell'esercito Italiano — e quindi nell'impossibilità di procacciare il necessario oltre quella frontiera — Noi dovevamo cercare altro campo d'azione ed altra base — per poter vivere, mantenersi, ed aspettare gli eventi, che dovevano finalmente sciogliere la quistione Romana. Per tuttociò, fu deciso di marciar per il fianco sinistro verso Tivoli, onde metter l'Apennino alle spalle — ed avvicinare le provincie meridionali —

La marcia fu decisa per il 3 Novembre mattina ma per motivi d'aspettare e distribuire scarpa — non si potè esser pronti a movere senonchè verso il meriggio — di quel giorno —

Noi uscimmo da Monterotondo sulla via di Tivoli. L'ordine di marcia era circa il seguente:

Le collonne agli ordini di Menotti marceranno in buon ordine con una vanguardia di bersaglieri in avanti — da circa mille passi a due milla —