In avanti della vanguardia, marceranno esploratori a piedi, preceduti da guide a cavallo —

Su tutte le strade che vengono da Roma, sulla nostra destra — si spingeranno dei fiancheggiatori a piedi ed a cavallo — più verso Roma che possibile, sulla stessa destra; e sulle alture che dominano il paese, si collocheranno delle vedette — che ci possono avvisare a tempo, di qualunque movimento nemico —

Una retroguardia si occuperà di spingere avanti i restii, e lascierà nessuno indietro —

L'artiglieria marcerà al centro delle collonne —

I bagagli seguiranno in coda delle collonne rispettive — Con questo — più o meno — ordine di marcia, c'incamminammo da Monterotondo per Tivoli —

Sventuratamente però — pare: cadessero nelle mani dei nemici — i pochi nostri esploratori a cavallo — e ne avevimo pochissimi — dimodocchè i papalini, giungendo per la via Nomentana — quasi sorpresero la vanguardia nostra e l'impegnarono — Passato il villaggio di Mentana, le fucilate mi avvisarono della presenza del nemico. Retrocedere in tale contingenza, e già impegnati coi nemici — valeva una fuga — e non v'era altro espediente: che di accettare il combattimento — occupando le forti posizioni che ci stavano a mano — Io mandai dunque a Menotti — che marciava alla vanguardia — l'ordine di occupare le forti posizioni suddette — e di far testa. Feci successivamente seguire avanti il resto delle collonne, spiegandole destra e sinistra in sostegno delle prime — ed alcune compagnie, rimasero in collonna sulla destra di riserva —

La strada che da Mentana va a Monterotondo — linea d'operazione nostra in quel giorno — è una strada buona, ma incassata e bassa — Fui obligato quindi di cercare sulla nostra destra, una posizione adeguata, per collocarvi i due pezzi nostri presi ai nemici nel giorno 25 Ottobre. Ciò si eseguì con molta difficoltà, per mancanza di gente e cavalli pratici, e per essere il terreno frastagliato di sieppi, vigne — e molto ineguale —

In tanto il combattimento ferveva micidiale su tutta la linea — Noi avevamo occupato posizioni che valevano quelle del nemico — anzi migliori — poichè egli non potè mostrare la sua artiglieria durante il giorno — e per un pezzo le posizioni nostre si sostennero, ad onta dell'immensa superiorità delle armi dei contrari — siccome del maggior numero di loro — Devo però confessare: I volontari, demoralizzati com'erano, per il gran numero di disertori nostri già accennato — non si mostrarono in quel giorno degni della loro fama. Distinti ufficiali, ed un pugno di prodi che li seguivano, spargevano il lor sangue prezioso, senza cedere un palmo di terreno — ma la massa non era dei soliti nostri intemerati — Essa cedeva superbe posizioni — senza opporvi quella resistenza, ch'io mi potevo aspettare —

All'1 p.m. circa ebbe principio il combattimento — e verso le 3, di posizione in posizione, il nemico ci avea cacciati mille metri indietro sul villagio di Mentana — Alle 3 i nostri pezzi poterono esser collocati in posizione vantaggiosa sulla nostra destra — e cominciarono a sparare con effetto sul nemico — Una carica alla baionetta da tutta la nostra linea — ed i tiri a bruciapelo dei nostri collocati nelle finestre delle case di Mentana, avevano seminato il terreno di cadaveri papalini — Noi erimo vittoriosi — il nemico fuggiva, si riocuperavano le posizioni perdute — e sino alle 4 p.m. la vittoria sorrideva ai figli della libertà Italiana — ed eravamo padroni del campo di battaglia —

Ma lo ripeto: un infausta demoralizzazione serpeggiava nelle nostre fila — Si era vittoriosi — e non si voleva complettar la vittoria, perseguendo un nemico che aveva abbandonato il campo — Voci di collonne Francesi — marcianti su di noi — circolavano fra i volontari — e non v'era tempo di trovarne l'origine — naturalmente proveniente da nemici nostri — neri o diavoli — Si sapeva l'esercito Italiano contro di noi — arrestando i nostri alla frontiera — ed intercettando qualunque roba a noi destinata — siccome ogni comunicazione. Infine, governo Italiano, preti, e Mazziniani erano pervenuti a gettar lo sconforto nelle nostre fila — E non è per la tempra d'ogni uomo — resistere allo sconforto — e marciare quantunque, risolutamente al compimento del suo dovere —