Verso le 4 p.m. la voce che una collonna di due milla soldati del Bonaparte — ci attaccava in coda — diede l'ultimo crollo alla costanza dei volontari, ed era falsa — Ciocchè era vero però era: il corpo spedizionario de Failly — che giungeva sul campo di battaglia — in sostegno dei soldati del papa sconquassati —

Le posizioni riacquistate con tanto valore — si lasciano nuovamente — ed una folla di fuggenti, si ammassa sullo stradale — Invano la mia voce e quella di molti prodi ufficiali, tenta riordinarli — Invano! Si perde la voce a gridare a rimproverare — Invano! Tutti si avviano verso Monterotondo — lasciando un pezzo abbandonato — che solo il giorno seguente rimase in potere del nemico — ed abbandonando un pugno di valorosi, che dalle case di Mentana, fanno strage dello stesso —

Ognuno è valoroso, quando il nemico si ritira — e naturalmente così successe ai nostri avversari — quei papalini ch'erano scapati davanti a noi — ora sostenuti dalle collonne Francesi, vengono avanti baldanzosi — Essi ci incalzano nella nostra ritirata, e colle loro armi superiori — ci cagionano molte perdite, tra morti e feriti — I Francesi, da principio, creduti da noi papalini — vengono avanti coi loro tremendi chassepots, grandinando projetti — ma fortunatamente cagionando più timore, che eccidio — Ah! se i nostri giovani, docili alla mia voce avessero tenuto — e si poteva con poco pericolo — le posizioni riconquistate di Mentana — e limitarsi a difenderle — forse il 3 Novembre andrebbe annoverato tra le giornate gloriose della democrazia Italiana — anche con tante mancanze — e tanta inferiorità di numero come ci trovammo a Mentana —

In molte delle nostre antecedenti pugne — noi eravamo stati perdenti, sino verso la fine della giornata — ed un'aura favorevole ci avea rigettatti sulla via della vittoria — In Mentana padroni, alle 4 p.m. del 3 Novembre, del campo di battaglia — con un'ora più di costanza cadeva la notte — e fors'essa consigliava ai nostri nemici una ritirata su Roma — essendo poco tenibile la lor posizione al di fuori contro gente che non avrebbero loro lasciato riposo nella notte —

Verso le cinque p.m. — meno i pochi difensori di Mentana collocati nelle case — tutte le nostre collonne erano in ritirata su Monterotondo, ed in disordine — Appena si potè occupare la forte posizione dei Capuccini — con alcune centinaia di militi — Munizioni da cannoni non ce n'erano più — pochissime le munizioni da fucile — E l'opinione di una ritirata sul passo di Correse era generale —

Dall'alto della torre del castello, in Monterotondo, m'ero assicurato, ch'era falsa la notizia dei due milla Francesi sulla via Romana — che dovevano attaccarci in coda — Notizia che fu data a me stesso, da molti durante il combattimento — Sembra impossibile, che tali cose possano succedere — eppure succedono: Vari, tra i miei stessi ufficiali, di cui la fede era indubitata mi asserivano averla udita — E nella peripezia della pugna — si diceva: Ora in tali frangenti andatemi a cercare l'origine d'una notizia, che implica un nerissimo tradimento — Fratanto tale voce circolava fra i militi, e li sconfortava, — e tra loro si propagava colla velocità del lampo — Malvagia umana! io esclamerò — E quanti malvagi non vi sono da purgare in questa società Italiana, tanto corrotta dai preti, e dagli amici dei preti! —

Una polizia di campo è indispensabile, in ogni corpo di milizia — E tra i volontari, tanta è la ripugnanza delle polizie — che sempre difficile riesce — od impossibile d'istituirla —

Nel principio della notte del 3 Novembre — ci ritirammo sul passo di Correse[116], e passammo il resto della stessa sul territorio Romano, dentro e nei dintorni dell'osteria — Alcuni comandanti mi fecero sapere: che parte dei militi, erano disposti di non abbandonar le armi, e ritentare la fortuna — ma nella mattina io mi persuasi, che tali disposti, o non avean mai esistito — o più non esistevano —

Nella mattina del 4 Novembre, si deposero le armi sul ponte — ed i militi disarmati passarono sul territorio non papale —

Io devo una parola di lode al Generale Fabrizi, mio capo di Stato Maggiore e che lasciai incaricato per le ulteriori disposizioni del disarmo. Cotesto prode veterano dell'Indipendenza Italiana, comportossi colla solita bravura, sul campo di battaglia di Mentana — e spossato dalla fatica e dagli anni, fu trasportato in Monterotondo accompagnato da' militi — dopo d'aver animato colla parola e colla sua presenza, la gente nostra a far il dovere —