Il collonnello Caravà, che comandava a Correse un reggimento Italiano — e che era stato ufficiale ai miei ordini in anteriori campagna — ebbe con noi un contegno veramente lodevole, in tutte le circostanze —
Egli mi accolse, molto amichevolmente, fece per me e per i volontari quanto poteva — e mise ai miei ordini un convoglio della strada ferratta per recarmi a Firenze —
Ma tali, non erano le disposizioni governative: Il deputato Crispi, ch'era con me nel convoglio, opinava: non esservi motivi ad arresto — Io ero di contraria opinione, conoscendo con chi avevo da fare — Conformandovi però all'avviso dell'amico — e non essendovi altro da fare — continai col convoglio verso la capitale —
Nel viaggio le solite miserie governative: di carabinieri, bersaglieri, paure ecc. — viaggiando a tutta velocità — fui finalmente depositato all'antico mio domicilio del Varignano — da mi lasciarono poi tornare alla mia Caprera —
QUINTO PERIODO
1870-1871.
CAPITOLO I. Campagna di Francia.
A chi ha la pazienza di leggermi — io accennerò una circostanza, che sembrerà straordinaria — ma che pure è verissima — e sulla quale preferisco lasciare i commenti al lettore —
Ch'io non sia entrato nelle buone grazie della Monarchia Sabauda al mio arrivo in Italia dall'America nel 1848 — è cosa naturale — Ch'io abbia suscitato delle antipatie fra i suoi servitori, dal primo Ministro ai generali dell'esercito — e da questi agli ultimi uscieri — innestati all'esistenza del governo reggio — era pure conseguenza normale degli uomini e delle cose —
Ciocchè non posso esattamente spiegarmi — si è: la sfavorevole accoglienza fattami da quegli uomini, che ponno chiamarsi giustamente, i luminari del moderno periodo di risorgimento nazionale, e che ne furono tanto benemeriti — come per esempio Mazzini, Manin, Guerrazzi, ed alcuni de' loro amici —