Con circa cinque milla uomini, e deboli d'artiglieria attaccare il corpo di Werden, trincerato nella capitale della Borgogna, era temerità, lo confesso: e certo non mi sarei esposto di giorno ad un'impresa si formidabile — Ma tale era il concepito progetto: un colpo di mano! E poi erimo stati sì felici nella giornata! —

E veramente, solo un disperato colpo di mano ben riuscito poteva rialzar la causa della sventurata Republica in quella parte della Francia — e forse obbligare il nemico, ad abbandonare l'assedio di Parigi minacciando sulla principale sua linea di comunicazioni!

¿Ma quali mezzi, avea posto in mia mano — il governo della difesa? Io rabbrividisco pensandovi! Lo spirito de' miei poveri militi, era stupendo — e tutti marciarono all'assalto della città con ammirabile slancio —

Era molta presumere lo sperare una vittoria. Però, in una notte di Novembre, e piovosa, v'è molto tempo per ritirarsi, in caso di non riuscita — Ho già veduto il panico, impadronirsi di truppe numerose e aguerrite — e da quanto seppi poi dagli stessi abitanti di Dijon — in quella notte, vi fu molta confusione tra i vincitori di Buonaparte. La numerosa artiglieria corse per le contrade, quà e là, senza direzione, e finì per esser collocata in nessuna parte — La frazione impedimenta del corpo d'esercito di Werden, benchè assai meglio regolata della Francese — non mancò di precipitarsi sulle vie di ritirata — Gli uni, col pretesto di salvar la cassa — altri col pretesto di salvar munizioni ecc. Il fatto sta vi fu confusione grande —

Comunque, sia detto in onore della Germania: i numerosi corpi di fanteria, stanziati in Dijon, scaglionaronsi nelle forti posizioni di Talant, Pontaine, Hauteville, Daix ecc. — e ci ricevettero con una grandinata tale di fucilate — come non vidi l'uguale mai — e vi voleva qualche cosa più che intrepidezza, per presentare il muso a tale tempesta — I miei giovani militi, compirono quanto si poteva compiere in tale circostanza — I posti esterni dei Prussiani furono assaliti l'uno dopo l'altro, e distrutti ad onta di una fiera difesa — La mattina i nostri cadaveri trovavansi ammontichiati su quelli del nemico — la maggiore parte, forati di baionette — giacchè l'ordine era di non sparare — Giunti nel forte del vespaio sotto Talant — il fuoco nemico era troppo formidabile da poterlo superare, e si cominciò a ripiegare destra e sinistra della strada maestra — per scansare i tiri diretti, che la solcavano orribilmente —

Il nostro assalto delle posizioni di Dijon, cominciò verso le 7 p.m. — era oscurissimo, e piovigginava — tutte circostanze molto favorevoli a tal genere d'imprese — Io, sino alle 10, ebbi molta fiducia di riuscire — i corpi nostri marciavano alacremente, e serrati quanto si poteva, l'uno dietro l'altro — sistema ch'io credo sempre preferibile negli attacchi di notte — a meno: che sia possibile inviare delle avvisaglie su altri punti dell'obbiettivo, per chiamarvi l'attenzione del nemico — E ciò mi era impossibile: considerando il piccolo numero delle nostre forze, e la natura del terreno —

Verso le 10, i capi della mia vanguardia — mi fecero sapere: esser inutile il persistere nell'assalto, essendo spaventosa la resistenza del nemico, ed impossibile far più avanzare la gente nostra — che guadagnava la campagna lateralmente alla strada —

Con reluttanza, mi conformai alle asserzioni de' miei fidi — e pensai subito alle sfavorevoli, e repugnanti circostanze d'una ritirata —

Per fortuna era di notte, e di novembre — Il nemico non si mosse dalle sue posizioni, e potemmo eseguire la nostra ritirata indisturbati —

Una ritirata, dopo un combattimento vittorioso, ed un'assalto fallitto — cioè camminando dalla mattina alle 10 di sera — per gente nuova come quella da me comandata — non poteva eseguirsi con ordine — massime che si era affamati e stanchi — quindi l'ordine di ritirarsi su Lentenay, fu inesattamente eseguito —