Era verso la metà della giornata — ed io usciva come al solito, in carozza, per fare una passegiata — Ogni mattina si lanciavano, esploratori a cavallo in tutte le direzioni — e tutti i nostri posti verso il nemico erano occupati da forti distaccamenti — Io avevo visitato, in una mia prima passeggiata di mattino a buon ora — cotesti avamposti, m'ero assicurato della loro esistenza, ed avevo ammonito gli ufficiali di questi, di tener esatta vigilanza —
Gli avamposti suddetti si componevano: della guerriglia d'Oriente comandata da Chenet — dalla guerriglia Marsigliese, comandata, dopo la morte di Chapeau, da un bravo ufficiale di cui non ricordo il nome — questa guerriglia giungeva al convento di S. Martino, centro dei nostri avamposti quando io ne partiva — e finalmente dal battaglione dei Bassi Pirenei alla sinistra, nel convento di S. Jean. Gli avamposti di destra erano collocati in un altro convento: S. Pierre (por la gracia di Dios!) Nella mia passeggiata di mezzogiorno — fidente d'aver i nostri avamposti ben custoditi — non mancai però di puntare il canochiale, dalle ruine d'un tempio di Giuno, Romano, che domina Autun — ov'ero salito — verso le pianure circostanti — Ma le mie osservazioni pare fossero troppo lontane, e nulla vidi —
Nulla scoprendo, dal sito ov'ero disceso per osservare — tornai verso la carozza — ed i miei aiutanti — come al solito — mi sorreggevano gentilmente per ajutarmi a montare —
Avevo un piede sul gradino della carozza, e stavo per sedermivi — quando l'occhio rivolto ad Autun, scorsi nel basso della città — nel borgo di S. Martino, una testa di collonna nemica, che s'avanzava lentamente — e se avesse continuato a progredire — certo la città d'Autun diventava facilissima preda dei Prussiani, e l'esercito dei Vosges; io arrossisco al rammentarlo, avrebbe subìto una di quelle sconfitte da far paura —
«Subito» ai miei ajutanti a cavallo: «correte da Bordone, a Menotti, a tutti — che prendan le armi e si pugni» Io ero più schiacciato dalla vergogna, e dal dispetto — che dal timore — Dati gli ordini, la carozza con tutta sollecitudine, scendeva ad Autun — attraversava la città, e portavasi, con quanta celerità era possibile, al piccolo seminario, ove stava collocata la nostra artiglieria, in una piattaforma di cotesto stabilimento clericale — in posizione dominante — per fortuna — la collonna nemica —
L'artiglieria nostra componevasi allora: in due batterie da quattro rigate di campagna — ed una di montagna — in tutto diciotto pezzi — Ma non v'erano artiglieri — Canzio e Basso, misero il primo pezzo in batteria — quei miei prodi, uno per ruota d'un pezzo, l'ebbero presto puntato all'obbiettivo — furon presto coadiuvati dagli altri miei ajutanti che giungevano successivamente, e finalmente dagli artiglieri rispettivi che precipitatisi fuori dei loro allogiamenti — si comportarono egregiamente —
La sorte nostra — fu: non essere il nemico conscio dello stato di sorpresa in cui ci trovavamo — e dal silenzio e deserto ch'egli osservava dovunque, sospettò probabilmente alcuna imboscata — Che se in luogo di fermarsi colla sua testa di collonna a S. Martin — egli entra celeramente in Autun — certo, non trovava affatto resistenza — ed avrebbe sorpreso le genti nostre nei loro quartieri.
I Prussiani invece collocarono le loro artiglierie sulle alture di S. Martin, e cominciarono a trarre contro le posizioni nostre —
Da tale disposizione del nemico, noi fummo salvi — I nostri diciotto pezzi concentrati in posizione dominante quello del nemico — e serviti con ardore dai nostri giovani artiglieri, mortificati d'esser stati sorpresi, tempestarono di proietti l'avversario, e lo obligarono dopo varie ore di combattimento, a ritirare in dietro i suoi pezzi.
Alcune compagnie di Franchi-tiratori, ed alcuni battaglioni di mobili, lanciati sul fianco sinistro dei Prussiani — complettarono la giornata ed il nemico fu obligato di ritirarsi —