A misura che giungevano le tenebre della notte, i nostri militi, che avrebbero potuto molto bene tener le posizioni, sì valorosamente difese nella giornata — con un pretesto o coll'altro — ritiravansi verso la città, e s'agglomeravano sullo stradale sotto Talant — Dimodocche vi formarono una confusione, da non potersi più intendere — ne dare, ne ricevere ordini — ed io stesso che discendevo da Talant — ov'ero in tutta la durata della pugna — mi trovai ingombrato in una folla densissima da non poter più governare il mio cavallo —

Il nemico all'incontro più astutto ed aguerrito, esplorando le posizioni nostre avanzate, e trovandole sgombre, venne avanti — e ci fulminò con orrenda scarica, mentre ci trovavamo nella confusione suddetta — e per fortuna ci trovavamo in una depressione di terreno — e fra il nemico e noi, una marcata eminenza — per cui le palle passarono per la maggior parte sulla testa — E lì, la folla mi spinse sì brutalmete — che poco mancai di andar gambe all'aria col mio cavallo —

La ritirata dei nostri posti avanzati — ed il procedere avanti del nemico mi fecero passare una brutta nottatta — peggiorata poi assai dalla circostanza seguente —

Eran le 11 p.m. Io m'ero sdraiato — stanchissimo — sul mio lettuccio nella prefettura di Dijon — quando una comitiva, composta: dal generale Pelissier — dal Maire della città — parte del consiglio municipale, e della magistratura — venne a parteciparmi: che il nemico era in dentro delle nostre linee — in possesso di Talant, e forse di Fontaine — e che un colonnello nemico — per parte del generale, comandante le forze Prussiane — avea significato ad un magistrato, lì presente: che se all'alba Dijon non capitolava — egli l'avrebbe bombardata —

A 64 anni — ed avendo veduto un po di mondo — non è poi tanto facile d'esser corbellati — ed io concepï all'istante: esser una corbelleria del generale nemico, innalzato alle rodomontate dalle strepitose vittorie degli eserciti Prussiani — Comunque, tale notizia comunicatami da persone autorevoli, non era da disprezzare — Giacchè il magistrato presente che la comunicava — era uscito verso il campo di battaglia, la sera, in cerca d'un figlio che temeva ferito — e là s'era incontratto col collonnello Prussiano suddetto — Fu quindi terminato il mio riposo — e diedi ordine di attaccare subito i cavalli alla mia carozza — dando quante disposizioni mi furono possibili, per l'invio di esploratori, alla rettificazione dell'annunzio —

Le vie erano cristallizzate dal ghiaccio, e nevicava — per un invalido come son'io era ardua l'impresa di riccorrere gli avamposti — Ma non v'era altra via. Come si poteva rimanere in casa a tale notizia — colla gente spossata, e con un nemico sì intraprendente e valoroso? —

Dopo d'aver ordinato, un buon nucleo della miglior gente — ciocchè abbisognò di varie ore — e d'aver comandato, che tutti si trovassero pronti a combattere prima di giorno — io m'incamminai nelle prime ore antimeridiane, verso Montchappé, prima delle nostre posizioni verso il nemico — ove eran collocati due pezzi da 12, protetti da un battaglione di mobilizzati — Nulla trovai di nuovo in quel punto — e tutto in buon'ordine —

Mi recai in seguito a Fontaine — e finalmente a Talant, ove nessuna traccia si trovò del nemico — Era stata una mera Gradassata dei Prussiani la minaccia del bombardamento — ed invece nel giorno 22 non fummo bombardati da loro — ma verso sera, ebbimo la fortuna — dopo un'altra giornata di combattimento — di cacciarli dalle posizioni occupate la vigilia e metterli in fuga —

Pertinaccia e costanza nelle battaglie: Ecco una delle chiavi della vittoria! «Ma la gente è stanca — siamo stanchi ed affamati! Sì! ebbene, andate in cerca di cibo e riposo — Il nemico verrà avanti — vi mangierà i viveri raccolti, e riposo... ve lo darà col calcio del fucile» —

Pertinaccia, costanza, e vigilanza sopratutto — questo poi, mai è abbastanza — quanti generali si conoscono fra gli odierni — che per esser generali, generalissimi, o più alti ancora, credono d'essere dispensati d'assistere da vicino, nelle battaglie — e si contentano da lontano, di ricevere delle informazioni, e dare degli ordini ai comandanti di corpi loro subordinati —