Benchè non vecchio — io conoscevo abbastanza gli uomini, per sapere: quanto abbisogna per trovare un vero amico.

Una donna! Sì una donna! giacchè sempre la considerai la più perfetta delle creature! E chechè ne dicano: infinitamente più facile, di trovare un cuore amante fra esse.

Io passeggiavo sul cassero della Itaparica, ravvolgendomi nei miei tetri pensieri; e dopo ragionamenti d'ogni specie, conchiusi finalmente di cercarmi una donna — per trarmi da una noiosa ed insoportabile condizione —

Gettai a caso, lo sguardo verso le abitazioni della Barra — così si chiamava una collina piutosto alta, all'entrata della Laguna, nella parte meridionale — e sulla quale scorgevansi alcune semplici e pittoresche abitazioni — Là, coll'ajuto del canochiale che abitualmente tenevo alla mano quando sul cassero d'una nave, scopersi una giovine — Ordinai mi trasportassero in terra, nella direzione di lei — Sbarcai, ed avviandomi verso le case ove dovea trovarsi l'oggetto del mio viaggio — non mi era possibile rinvenirlo — quando m'incontrai con un individuo del luogo, che avevo conosciuto ai primi momenti dell'arrivo nostro — Egli invitommi a prender cafè nella di lui casa — Entrammo, e la prima persona che s'affacciò al mio sguardo, era quella il di cui aspetto mi aveva fatto sbarcare — Era Anita! La madre dei miei figli! La compagna della mia vita, nella buona, e cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte! Restammo entrambi estatici, e silenziosi, guardandoci reciprocamente — come due persone che non si vedono per la prima volta — e che cercano nei lineamenti l'una dell'altra — qualche cosa che agevoli una reminiscenza —

La salutai finalmente, e le dissi: «tu devi esser mia» Parlavo poco il Portoghese — ed articolai le proterve parole in Italiano — Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza — avevo stretto un nodo, sancito una sentenza, che la sola morte, poteva infrangere!..... Io avevo incontrato un proibito tesoro — ma pure un tesoro di gran prezzo!!!

Se vi fu colpa — io l'ebbi intiera! E.... vi fu colpa! Sì!..... si rannodavano due cuori con amore immenso — e s'infrangeva l'esistenza d'un innoccente!..... Essa è morta! Io infelice! E lui vendicato..... Sì! vendicato! Io, conobbi il gran male che feci, il dì, in cui sperando ancora di riavverla in vita io, stringeva il polso d'un cadavere — e piangevo il pianto della disperazione! Io, errai grandemente ed errai solo!

CAPITOLO XIX. Ancora Corsaro.

I tre legni armati, e destinati ad un'escursione sull'Atlantico — erano il Rio-pardo (nuovo legno armato cui si diede il nome del naufrago) da me comandato — la Cassapava comandata da Grigg — ambe golette — ed il Seival — lancione portato in carro dalla laguna de los Patos[40] — e comandato dall'Italiano Lorenzo —

La foce della Laguna di S. Catterina, era bloccata da legni da guerra Imperiali — Uscimmo di notte, non se n'accorsero, e dirigemmo la corsa verso tramontana.

Giunti all'altura di Santos, incontrammo una corvetta imperiale che ci perseguì invano, per due giorni.