La gente dall'altra, correva esterrefatta sul poco monticello, si urtava, urgeva alle prominenze del terreno, levava in alto le braccia, le donne strillavano, gli uomini suggerivano ripari e difese impossibili, mentre dal tetto salivano per l'aria urli tremendi di fiera che vincevano il fragore dell'acque e il rombo ventoso della vampa. Poi la folla tacque, allibita. Fra gli archi del fienile, in mezzo alla fornace era apparsa la figura mostruosa di Gian-Paolo. Allora fu visto uno spettacolo prodigioso.
Il cretino, ruggendo e mugghiando, la persona ed i gesti ingigantiti dalla luce rossa della fiammata, correndo qua e là, dove scoppiavano nuovi incendi, abbracciando mucchi enormi di fieno nero e facendosene riparo, lottava solo con una avvedutezza istintiva e disperata contro il fuoco che lo avvolgeva. Puntando a terra i piedi, sollevandosi, a salti, allungando le braccia, allargandosi per prendere più tese di fieno, spingendole col petto e colla fronte, acciecato dal fumo, scottato da mille lingue di fiamma che andavano a cercarlo rovesciandosi su di lui come [pg!163] serpi aizzate, egli precipitava nell'acqua monti d'incendio.
Nel chiarore sanguigno, tra i vortici del fumo, la sua grossa testa aveva perduto quel poco di umano che le durava. Lampeggiata ed oscurita ad ogni momento, la sua persona sembrava centuplicarsi; e non era più solo, dieci mostri orribili al pari di lui, scorrazzavano per le fiamme, snodandosi in moti disordinati e convulsi. La nativa lentezza, il nativo impaccio delle membra, sembrava squagliarsi al fuoco, il sangue, bollendo in quel calore d'inferno, sembrava vendicare in un attimo, la tardità di tanti anni, sembrava che le forze mancategli fino allora quasi accumulate in attesa dell'evento, si sprigionassero ora, con una violenza invincibile.
Dall'alto del tetto, la famiglia, guardava istupidita, le gran masse fiammanti piombare e spegnersi fischiando nel gorgo. Il silenzio subitaneo della folla e la sua attonitaggine le crescevano terrore. Certo qualche spettrale apparizione, qualche segno miracoloso tirava a sè gli animi e gli occhi della gente. Qualche fatto sovrumano seguiva, là sotto.
Nessuno pensava al cretino. Vincenzo ed Anna, l'avevano riveduto un istante in mente, dianzi, alla voce severa del prete, ma la sua povera [pg!164] figura, allentata in loro ogni fibra paterna, s'era tosto dileguata.
E Gian-Paolo seguitava il suo titanico cimento.
Nessuno potè dire quanto durò la battaglia. Più volte, il curato e gli altri lo credettero morto e lo rividero più volte risollevarsi con più acceso accanimento, finchè fu sgombro il fienile e salvata la casa.
Dopo due giorni, Gian-Paolo moriva per la febbre delle scottature.
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