a migliore industria estiva nei paesi alpini consiste nell'andare per Guida cogli alpinisti. Nelle Alpi nostre ne campano un cento cinquanta persone. Quando non ci lasciano la pelle, o almeno non ce la lasciano tutta, fanno una campagna di trecento alle quattrocento lire, e i più famosi, quelli raccomandati dai libri inglesi, arrivano fino alle cinquecento, fino alle seicento; ma bisognò proprio aver tentato la Provvidenza, e se a stagione finita appendono un cero, credete pure che il Santo se lo è meritato.

Bel mestiere, del resto, e pulito, che sveglia l'ingegno e fortifica le membra; infatti sono quasi [pg!166] tutti fiori di gente, agili, robusti e temperanti. Quando capita, la morte se li piglia interi e gagliardi, e ruba loro cinquant'anni di salute. Se si mostra e minaccia, li trova lottatori imperterriti e prudenti; avvezzi a considerarla come un incerto del mestiere, essi la guardano in faccia, l'affrontano senza bravate e senza paura, ne misurano i colpi, li parano e spesso ne trionfano. Ma il più delle volte essa li coglie a tradimento e li stramazza fulminati: perciò molti sogliono fare il segno della croce prima di avventurarsi a nuove corse, e tutti parlano della montagna in tono grave che sa di svogliatezza ai novizi, ma nel quale gli esperti riconoscono la coscienza che hanno, virile e risoluta del proprio còmpito.

Voi li domandate:—Si può salire quella vetta?

—Si può tentare,—rispondono.

—È cattiva?

—Secondo le gambe.

—C'è pericolo?

—Bisogna vedere.

—Ma il tempo promette?