—Ci ho gusto.

I due intesero e lo strapazzarono contenti di sfogare la smania che li travagliava, e lui calmo calmo a replicare:

—Morti non sono, conosco i luoghi e quella guida, benchè non abbia pratica del Mon Rosa, è un buon montanaro e prudente. Morti non [pg!174] sono, ma ci ho gusto, ci ho gusto; non posso dire che non ci ho gusto.

Il fatto era seguito così:

Erano tre viaggiatori e tre guide. Il giorno innanzi, partiti dal Riffel sopra Zermatt e valicato il Lysjoch, volevano pernottare all'altissimo albergo del colle d'Ollen. Verso le quattro pomeridiane, superati i passi difficili della sommità, traversavano il ghiacciaio della Vincent pyramide quando su Val di Sesia, salirono le solite nebbie. Maquignaz, che stava in capo alla comitiva, non aveva mai fatto quella strada, ma consultando una buona carta inglese, e interrogando l'indole dei luoghi, procedeva sicuro come per lunga consuetudine. A un punto il viaggiatore, ora smarrito, disse:

A destra.

Maquignaz si voltò, rilesse la carta, si guardò attorno e rispose:

—Avanti, avanti, vengano con me.

Le nubi s'ingrossavano e s'allargavano, occorreva far presto e risoluto. Dopo alcuni passi l'alpinista ripetè: «A destra», e Maquignaz: «Avanti». Ma l'altro si piantò fermo, agitato da una collera inquieta. Egli di là c'era passato un'altra volta e, solo della comitiva, sapeva la strada; non ch'era nè tempo nè agio di fare esperimenti, se Maquignaz voleva darsi il lusso di [pg!175] trovarne una nuova, padrone, ma egli, la sua guida e i suoi compagni volgevano a destra senza più esitare. I compagni, ben inteso, tacevano seccati ed inquieti del dubbio. Maquignaz non si scompose, nè incollerì, solo gli replicò essere egli sicuro del fatto suo, conoscere la montagna da troppo tempo per dubitarne, e lo pregò colle buone di fidarsi in lui, alla sua vecchia riputazione di guida oculata e prudente. L'altro smaniò, levò la voce e voltò di netto a mano diritta, tirandosi dietro i compagni. Allora la guida, pallido per volontà contenuta, gli disse: «Lei comanderà al piano, qui comando io. I suoi compagni sono con me, io ne devo rispondere e ne rispondo; so quello che mi faccio: la mia pelle mi è cara e non fui mai avventato. Andiamo!»

Ma sì! La persuasione di vederci giusto s'era nell'alpinista invelenita per dispetto della resistenza, e la falsa dignità dell'uomo pagante lo mordeva acerbamente. Le nuvole tenevano già mezzo il cielo, le creste verso il colle d'Ollen fumavano per la tormenta, il sole impallidiva e passavano sul viso dei disputanti i primi veli leggieri e fuggenti di nebbia. Il viaggiatore cocciuto aveva una guida sua, un buon alpigiano di Val d'Orco, cacciatore di camosci, espertissimo delle regioni alpine, ma non vera e propria guida. Maquignaz ed un suo compaesano stavano [pg!176] cogli altri due. Un'occhiata li mise d'accordo, presero ognuno a braccetto il proprio cliente, e li strapparono mezzo sbalorditi alla vana giostra di ciancie.