—Mi lasciate?—Badate a voi, urlò l'altro ai compagni.

—Non sono essi che lo lasciano, sono io Maquignaz che li costringo a seguirmi. Lei se vuole seguirà le nostre peste, vedrà che sono le buone, ma lo avverto che se tarda ancora, proverà che sapore hanno le notti nuvolose sul ghiacciaio.

Quello prese a diritta colla sua guida, invano scongiurato ed ammonito. I quattro giunsero all'albergo dell'Ollen sul far della sera, vi aspettarono in preda ad un'ansietà angosciosa i dissidenti, tutta la notte e il giorno seguente, indi scesero a Gressoney, sperando di trovarceli. Ne furono raggiunti il giorno di poi. I due disgraziati, mezz'ora dopo abbandonato il grosso della brigata, si avvidero di aver sbagliato cammino.

La nebbia stagnava sorda e immobile sul ghiacciaio, e lo oscurava. Impossibile rintracciare le peste. Si aggiravano sbigottiti in luoghi per fortuna più paurosi che mortali; il cacciatore di Val d'Orco, sapeva più evitare i mali passi che uscirne. Tuttavia riuscirono a lasciare il ghiacciaio, ma la notte li colse per roccie scoscese, [pg!177] meno disagevoli, ma più pericolose che non fosse il gran letto nevoso. Buono che fu nebbia e non tempesta e che a quelle alture la notte dura meno che al piano. Arrivarono a Gressoney sfiniti ed affamati. Il buon Maquignaz non osò andarli ad incontrare per non parere vanitoso del trionfo, ma l'alpinista, chiamatolo a sè, lo volle abbracciare e il cacciatore ebbe dalla guida provetta una fiera strapazzata che io intesi, la quale terminò con questo consiglio:

—Se i signori si vogliono perdere, noi dobbiamo salvarli loro malgrado. [pg!178]

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[STORIA DI NATALE LYSBAK]

on avevo mai incontrato fra le guide alpine un uomo di così nobile e maschia bellezza. Alto come un corazziere, asciutto ma non sottile, si atteggiava e muoveva con dignità naturale e disinvolta, era agile e sicuro, servizievole senza essere servile, parlava con proprietà, gestiva poco, non vantava ascensioni impossibili.

Benchè non dovessimo affrontare pericoli, s'era tuttavia stabilita fra me e lui quella dimestichezza cordiale, che nasce dalla comunanza delle fatiche e della vita; da tre giorni egli mi accompagnava per rupi e ghiacciaie e ci rimanevano, prima di giungere a Gressoney, due [pg!180] giornate di cammino. Quando lo invitavo a sedere alla mia tavola per desinare insieme, accettava semplicemente senza aver l'aria di pretenderlo e nemmeno di ricevere una grazia; a tavola discorreva e mangiava volentieri, ma non beveva che acqua, ricusando con un cenno del capo l'offerta che gli facevo sempre di vino e di liquori.