—Siamo sul colle; se non vi strapazzavo a quel modo, vi coglieva il male della montagna; il sonno gelido. Come vi sentite ora?

Mi guardava con aria paterna, coll'aspetto rassicurante della forza buona. Era tornato l'uomo grave e premuroso dei giorni innanzi, nobilitato da una autorevolezza intelligente, di capitano.

—Bisogna scendere subito, che il freddo non vi assideri un'altra volta; d'altronde con questa nebbia c'è pericolo di rigirare dell'ore sulle nostre peste senza avanzare di un palmo; e tenerci per mano, che non ci s'abbia a perdere; e giù di corsa.

[pg!186] Scendevamo da venti minuti, quando si fermò d'un tratto:

—Abbiamo sbagliato strada, siamo troppo a sinistra, indietro.

Indietro!? Non ne potevo più; meglio scendere purchessia; una volta nella valle, ci saremmo raccapezzati; ma, a sentirlo, egli conosceva il luogo e a pochi passi da noi la china rompeva in un dirupo altissimo, precipitando a picco fino al torrente. Lo richiesi se non sapesse di qualche cascinale vicino dove riposare; la mia viltà gli fece passare negli occhi un lampo di collera e mi rispose brusco:

—Non c'è cascinale, venite.

In quel punto, a smentirlo udimmo lo scampanellare di molte vacche vicine e non dovevano essere sull'erba ma chiuse nella stalla, perchè il suono giungeva raccolto e confuso, come assordato dalle pareti.

—Lo vedete, Lysbak, che ignorate dove siamo?

Fece un gesto d'impazienza e mi disse: