Risalito al paese, si mise tosto per guida agli alpinisti. Che buone giornate faceva! Ma che vitaccia rischiosa e faticosa! Su e giù per le ghiacciaie, tentando valichi inesplorati, incitando la vanità dei padroni di un giorno, servendoli con zelo ed intrepidezza ammirabili, sobrio, contegnoso, temerario e prudente, si acquistò il nome di guida insuperabile ed in fin di stagione ebbe raccolto un gruzzolo di cinquecento lire.

—Questi andranno a fare pazientare tuo cugino, diceva una sera con sua moglie. Da qualche mese egli mi si fa brusco e vuol essere pagato.

—C'è tempo, osservò questa. Al cugino ne darai per ora quattrocento, cento occorrono per la casa.

—Da farne che, Maria?

La Lena sospira da un pezzo una croce d'oro da portare al collo come l'altre ragazze; di più [pg!218] siamo tutte e due calzate di grosso che è una miseria.

Natale, la prima volta in sua vita, tenne duro. S'era finalmente persuaso che lo scredito in cui era caduto presso la moglie e la figliuola, proveniva dalle troppo colpevoli condiscendenze. D'altronde quel denaro guadagnato in due mesi avendogli fatto intravvedere possibile un assetto del patrimonio, egli era fermamente risoluto a conseguirlo. Resistette persino alle preghiere di Lena la quale, bisogna dirlo, non parve impermalirsi del rifiuto.

Il giorno che giunse da Ivrea la colonna mortuaria del povero Daniele, dopo che l'ebbe collocata a suo posto e arrotonditovi ai piedi un bel cuscino di zolle fitte. Natale andò in casa a pigliarvi le donne e le menò seco al camposanto.

—Ci sta bene, è vero Lena? Non è vero che è bella?

—Quanto costa?—domandò senz'altro la ragazza, come se avesse da un pezzo meditata la domanda.

—Sessanta lire.