Verso la fine del pranzo entrò il maggiordomo ed avvertì il conte di una larga macchia di umido apparsa sul tavolato nella sala degli arazzi e proveniente certo da un grave guasto del tetto.

—Del tetto?—osservò il conte.—Il vento piuttosto avrà aperto una finestra.

—No, signor conte, le imposte sono tutte chiuse, la macchia è nel mezzo della sala e non c'è traccia di rigagnolo che la faccia derivare dalla finestra.

—Ma, per scendere dal tetto, l'acqua dovrebbe trapassare due solai e lasciarvi la stessa macchia che osservaste sul tavolato. C'è traccia di quelle?

—Non ho guardato, signor conte!

[pg!253] —Somaro!

Il domestico s'inchinò ed uscì.

La contessa non aveva messo parola nè mostrato di ascoltare il discorso; ma io che la guardavo fiso, le vedevo irrigidirsi le righe della faccia. Il domestico tornò a riferire che il solaio non aveva traccia di umidità.

—A che ora avete notato la macchia?

—Stamane appena levato. Il signor conte sa che la sala degli arazzi la spazzo io.