—Non potevo stillare pioggia naturalmente, ma, nel più forte dell'uragano, alla signora contessa ed a me parve di udire un uscio sbattere al vento. La signora contessa voleva mandarmi ad avvertirne il signor conte. Preferii scendere io stesso ad accertare la cosa.

Il vecchio mi scrutava immobile; io seguitai con intrepidezza:

—Sotto l'atrio tutto era chiuso; allora traversai il cortile e l'orto fino all'uscio che mette all'androne dell'armi.

—E quello?

Come ho fatto ad indovinare l'insidia della domanda? Come ho fatto a misurarne con una rapidità fulminea tutta la portata? E a scegliere la risposta trionfante? Certo non indugiai di un minuto e rammento di aver pensato: Il conte gioisce sicuro di cogliermi in fallo. Egli aspetta da me la bugia verosimile; in quella è il tranello. L'uscio era normalmente chiuso, dunque...

—Quello era aperto,—risposi.

—Infatti!—mormorò involontariamente il vecchio.

Seppi di poi che la sera innanzi il castaldo, [pg!255] nel voler dar due giri alla chiave, aveva rotto la serratura. Allora proseguii sicuro:

—Ero risalito; la contessa m'aspettava nella sala degli arazzi, voleva farmi rientrare nelle sue stanze, avevo ricusato per non recarvi il rigagnolo che mi colava dagli abiti, avevo dato conto della mia ispezione stando ritto nel mezzo della sala: di qui la macchia.

Una palmata carezzevole del conte premiò degnamente la trionfante menzogna.