Non se ne vedeva la fine; lontano lontano lassù presso la Colonna di Giove, era uno scampanellare serrato, e man mano che venivano, trovando la strada fatta, andavano mugolando e fiutavano il rifugio. Quante ve n'erano ferme [pg!313] innanzi l'Ospizio? Il prete diceva un dugento a dir poco e ne dovevano giungere almeno altrettante. Che farne? Dove metterle?

Già cominciavano a tempestare; quelle che stavano vicino alla stalla e odoravano il fieno non volevano saperne di tirare innanzi, e l'onda crescente spingeva quelle di mezzo. Si sentiva lo scalpitìo disordinato che fanno le vacche quando si saltano addosso, e a certi larghi aperti improvvisamente nel rimescolìo oscuro, s'indovinavano le prepotenze delle corna più gagliarde. In quella fitta di corpi pesanti che si agitavano fra la neve, al lume incerto di poche lampade affievolite dal vento, c'era la minaccia di imminenti, inaudite battaglie e già le ultime vacche rifugiate al coperto erano assalite a colpi di cornate furiose e dalla stalla chiusa usciva un rombo sordo di muggiti, indizio di terribili massacri.

E poi giunsero i negozianti, una quindicina d'omaccioni che si raccomandavano al Rettore come se ne aspettassero miracoli, parlando, strillando, piangendo, singhiozzando, tutti ad una volta con gesti larghi e rapidi che contrastavano colla pesantezza montanara.

Ma il Rettore era impotente a soccorrerli, non c'era posto, non c'era posto, la volevano capire che non c'era posto a pagarlo tesori? E allora quei forsennati si facevano minacciosi: [pg!314] erano cinquecento capi di bestiame, cinquecento, ha inteso, Rettore, e s'avranno a perdere tutti, mentre l'Ospizio è vuoto?

—Eh, fateli salire all'Ospizio se vi riesce, che io vi apro anche la mia camera.

Allora quelli si misero ad un'impresa disperata, ma il Rettore li lasciava fare che non c'era altro verso di quetarli.

Legata una giovine giovenca ad una grossa fune si diedero a tirarla ed a spingerla su per la scaletta che mette all'Ospizio. La povera bestia alle prime non oppose resistenza e lasciò più volte peli e sangue scivolando e stramazzando su' lucidi scalini di pietra, ma poi infuriata dal dolore e dallo spavento, fu somma grazia lasciarla rotolare fino al basso, donde non si levò più.

—Metteteci delle tavole che facciano un piano, suggerì il Rettore.

Ma non giovò nemmeno questo: le tavole parevano insaponate e non vi reggevano nemmeno i piedi nudi degli uomini.

Allora gli uomini si videro perduti. Era passata un'ora e il freddo diveniva insostenibile. Il prete li costrinse a rincasare e a rifocillarsi nel tinello; la stufa di pietra biancheggiava arroventata e fu scodellata la cena.