“Nos tuit portarem un seinal„[3].


Atto II, Scena II, pag. 108.

.... “Ma il tempo in suo saper concilia

Coll'amplesso del padre l'oltraggio della figlia„.

Nello stampare questi versi, l'autore si attenne all'uso ortografico, parendogli permessa, purchè usata con somma parsimonia, la rima fonica, la quale esiste nella prosodia spagnuola, tanto affine alla nostra. A quelli poi che non volessero acconsentirgli una simile licenza, l'autore osserva come, derivando le parole figlio e figlia dal filius e filia latini, non ripugni all'indole della nostra che se ne mantenga la latina ortografia, tanto più che esistono nel vocabolario italiano le parole: filiale, filialmente, filiazione. — D'altra parte, il vocabolario del Fanfani registra la parola Conciglio, dicendola: voce usata soltanto dai poeti per la rima. Se si potè scrivere Conciglio per Concilio, pare debba essere ugualmente lecito scrivere: conciglia per concilia o filia per figlia.


Scena VI, pag. 131.

Vuoi ch'io dica d'Isabella e Zerbino?„ ecc.

Gli argomenti dei tre racconti proposti da Ugo di Monsoprano sono tolti dall'Orlando Furioso, tranne qualche leggierissima variante riguardo al primo. E qui sia permesso all'autore di scagionarsi dall'accusa di anacronismo mossagli da uno dei più dotti, coscienziosi ed eleganti critici italiani, il professore Giuseppe Cesare Molineri.