Il Molineri, in una appendice della Gazzetta piemontese di Torino, osserva come Ugo di Monsoprano narri nel XIV secolo tre istorie che l'Ariosto raccontò nel XVI, vale a dire due secoli dopo.
A primo aspetto l'errore pare evidente. Ma quando si rifletta che l'Ariosto racconta fatti appartenenti alla tradizione cavalleresca, che cita ad ogni momento Turpino, che questi fatti istessi avevano dato argomento a cento altri poemi cavallereschi anteriori all'Orlando Furioso, si vedrà come l'accusa cada di per sè.
A questa stregua sarebbe un anacronismo tutto il soggetto del dramma, dove nel 1875 parlano e vivono personaggi del 1300; sarebbe un anacronismo il poema dell'Ariosto, che nel 1506 raccontava storie dell'800.
Il Molineri dice che si scopersero le fonti di molti dei racconti dell'Ariosto, e che i citati non appartengono a quel numero. Ma dal fatto che si sappia donde l'Ariosto abbia tratte molte delle proprie novelle non consegue che tutte quelle delle quali non si rinvennero vestigia anteriori siano state inventate da lui. E fossero anche? Non hanno esse i medesimi caratteri delle genuine? Stonano forse nel poema? I nomi, le passioni, le gesta di quei personaggi non sanno forse di Medio-Evo e di cavalleria, come quelli degli autentici?
E se l'autore le avesse inventate lui le tre storie che racconta Ugo, ci sarebbe anacronismo? L'autore non doveva già mettere in bocca dei suoi personaggi storie che realmente fossero state narrate all'epoca assegnata al dramma, ma solamente storie che potessero in quell'epoca essere raccontate. In una parola non era questione di fatto, ma di intonazione e di colorito.
Scena VI, pag. 133.
“Fu già una volta„ ecc.
La storia della Fidanzata del Kinast è raccontata dal Saintine nel suo libro La Mythologie du Rhin.