G. — Dall’Italia centrale e dalla Sicilia; e parecchi appartengono all’Emigrazione italiana qui stanziata.

F. — Ma cosa rispondi tu alle loro inchieste insistenti?

G. — Che perseverino nel loro divisamento nobile e patriottico; ma in quanto ad attuarlo è forza che abbiano pazienza ancora un poco. Perchè, a dirti il vero, io reputo che sarebbe mal fatto di mettersi in campagna, o sull’Appennino con bande, prima della vegnente primavera.

F. — Ma io non comprendo come non si debba poter combattere anche d’inverno. Napoleone ha ripetutamente provato che lo si può fare.

G. — Io ho anche delle ragioni particolari per indugiare fino alla primavera: oggi non posso dirtele, ma te ne dirò una, e forse la principale. Io veggo che dobbiamo fare tesoro delle forze piemontesi regolari e volontarie: quindi la spinta al movimento, almeno indiretta, dovrebbe venirci dal Governo. Ma io non so.... non capisco. Mi pare che vi sia un’inerzia, un ritegno, un’indifferenza. Infine che cosa fa questo Partito Nazionale?

F. — Davvero non lo so propriamente: congetturo che s’adoperi per la causa italiana.

G. — Consenziente il Re?

F. — Non lo so.

G. — Ma, santo Dio, dovremmo pur saperlo! io offro il mio braccio, la mia vita all’Italia, e per essa alla Corona sabauda; ma vorrei vedere preparativi, udire assicurazioni d’appoggio, maneggi, movimento, vita.

F. — Lo desidero anch’io, ma non è che un desiderio.