«Venne pertanto la sera, e il Medici, temendo di dovere più tardi abbandonare quella casa, fece ammannire nella stanza del piano terreno molta paglia ed altri combustibili a fine di incendiare quel fabbricato al momento in cui fossimo costretti ad abbandonarlo. Quando tutto a un tratto, senza che il Medici avesse ordinato di appiccare il fuoco, vediamo la casa in fiamme. Fu capriccio, fu tradimento di alcuno?: la casa era stata incendiata. Allora fu unanime fra noi il pensiero e il grido: — Ai nostri morti! — Non volevamo che i cadaveri dei nostri morti, rimasti al secondo piano, fossero consumati dalle fiamme. In un attimo sorse allora una gara fra noi di accorrere, passando in mezzo al fuoco, per sottrarre da quella maniera di distruzione i cadaveri dei nostri compianti amici.

»Questo episodio fu una rivelazione ben singolare dei sentimenti e delle nobili passioni che si agitavano in quelli animi; l’esporsi a simili pericoli per salvare uomini viventi è istintivo in tutti, ma per sottrarre dei cadaveri è religione per la memoria dei caduti per la libertà e per l’onore della patria. Sottratti i cadaveri all’incendio, ogni cura si adoperò ad estinguere le fiamme, che già arrivavano al tetto; e si riuscì in ciò così rapidamente da poter salvare la maggior parte della casa.»

[134]. Questi nomi togliemmo parte dalle Memorie, op. cit., del Torre, parte dai Ricordi manoscritti del generale Sacchi.

[135]. Anche l’Adelchi ai Longobardi fuggenti:

Per Dio! la via che avete presa è infame;

Il nemico è di là....

(Adelchi, atto III, scena 3ª.)

[136]. Giudizio di Emilio Dandolo nei suoi Volontari e Bersaglieri lombardi.

[137]. Estratte dagli Archivi romani, Cartone 1849. Dal 1º al 10 giugno.

[138]. Il che non toglie, checchè n’abbia scritto Garibaldi, che non possa e non debba esserlo.