Della generosa parte avuta dal Bonnet in quel tragico episodio, fanno testimonianza i due seguenti documenti:
(Municipio di Comacchio, Nº 553.)
«Comacchio, li 6 febbraio 1869.
»Regno d’Italia.
»Provincia di Ferrara. — Città di Comacchio.
»Dichiara il sottoscritto che il signor colonnello Nino Bonnet nel 1849, quando il generale Garibaldi, inseguíto sull’Adriatico da legni austriaci che incrociavano dinanzi alla Venezia, approdava su queste spiagge, senza temer pericoli si diede ogni cura per salvare quel Prode come difatti vi riescì, ed è cosa pubblicamente notoria che accusato da anonimi scritti di aver strappato di mano agli Austriaci il Garibaldi, fu chiamato da quel Comandante che intimogli alla presenza dei Gendarmi pontificii gli arresti. È pur noto che il Bonnet gli rispose, che se avesse dato retta a quegli scritti avrebbe commesso ingiustizia, e che egli impegnava la sua parola di Capitano d’onore che sarebbe, ogni qualvolta l’avesse fatto chiamare, comparso a render ragione del suo operato. Fu messo in libertà, ed invitato poscia a comparire di nuovo innanzi al medesimo, non valsero le preci de’ suoi amici a che non si presentasse perchè correva rischio di essere fucilato, ch’egli volle presentarsi al predetto Comandante, dicendo che mai avrebbe mancato alla sua parola d’onore, e difatti, presentatosi, venne fatto arrestare, ed incatenato mani e piedi fu tradotto a Bologna.
»Certifica altresì che i giornali d’allora portavano la di lui fucilazione: ma essendo giunto in Bologna quattro giorni dopo il Padre Ugo Bassi e Livraghi, ed essendo stato rimpiazzato al Gorzkowski il generale Strasoldo meno inumano, dopo trenta giorni fu posto in libertà, però sempre sospetto ed inviso agli Austriaci.
»Tanto si depone per la verità.
»Il R. Sindaco
»Firmato — L. Feletti.
»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.
»L’Assessore municipale
»Carli.»